venerdì 30 novembre 2012

Educazione e contesti sociali di Frederic M. Thrasher. A cura di Maurizio Merico (Kurumuny)



Il volume raccoglie tre saggi di Frederic M. Thrasher pubblicati nel «Journal of Educational Sociology» tra il 1927 e il 1934. Nel tentativo di coniugare la proposta teorica e metodologica elaborata dalla Scuola di Chicago con l’approccio normativo proprio della sociologia educativa statunitense, Thrasher individua nell’analisi sociologica dei contesti sociali uno strumento decisivo per la comprensione delle istituzioni educative e dello studente, la risoluzione dei problemi scolastici e lo studio dei processi di educazione informale. Attorno a questo elemento, che costituisce il suo contributo più significativo alla sociologia educativa, nei saggi qui tradotti per la prima volta in italiano Thrasher sviluppa un’analisi che attraversa i temi lungo i quali si è articolata la sua opera: le bande giovanili, il rapporto tra educazione e prevenzione della delinquenza, i caratteri dell’educazione informale, gli effetti del cinema sul comportamento dei giovani e il coordinamento dei servizi comunitari. L’attenzione a questioni che continuano ad attraversare il dibattito sociologico contemporaneo unitamente al carattere innovativo di un approccio capace di coniugare, nello studio dei processi educativi, analisi etnografica, ecologica e statistica, da un lato, e la necessità di individuare le possibili applicazioni dei risultati di ricerca ai problemi educativi, dall’altro, segnano gli estremi all’interno dei quali riconoscere la contraddittoria ricchezza di un percorso che si è costantemente mantenuto sul crinale tra «l’educazione come arte e la sociologia come scienza».

giovedì 29 novembre 2012

Cittadini a 5 stelle. La partecipazione in rete che vince sui partiti di Matteo Incerti con Federico Pizzarotti (Aliberti). La consapevolezza del futuro. L'intervista sul 1984 con Ferdinando Adornato di Enrico Berlinguer (Aliberti). Gli indipendenti di sinistra. Una storia italiana dal Sessantotto a Tangentopoli di Giambattista Scirè (Ediesse ). Intervento di Nunzio Festa



Con enorme interesse e favore abbiamo accolto e letto il libro-intervista di Matteo Incerti al "nuovo" sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, "Cittadini a 5 stelle". Innanzitutto, evidentemente per l'adesione all'attualità della pubblicazione; non recentissima, tra l'altro, se si considerano i tempi dell'editoria 'moderna', ma - certamente - (almeno) recente. In seconda istanza in quanto il "fenomeno Grillo" e, soprattutto, le azioni e la vita del MoVimento 5 stelle ha sempre sortito in noi interesse: di segno positivo come di segno negativo, d'altronde. In ultimo perché avevamo davvero la voglia d'ascoltare la voce d'un primo cittadino che si concede in risposte d'ampio respiro. Allora, a lavoro fatto, possiam dire una serie di cose. Intanto che Incerti non lavora da giornalista puro, in questo caso. In quanto in primis avrebbe dovuto dimostrare che l'intervista era finalizzata a esternare solamente il lato, per così dire migliore, di Pizzarotti e degli 'stellati', dei fan più accaniti di Beppe Grillo. Il libretto, dunque, appare utile. Più che utile, anzi. Praticamente essenziale. Ma per dimostrarci, e ne avevamo un po' bisogno, quanto e come un neo-amministratore del MoVimento risponde alla prova dei tempi classi della politica. Dopo aver vinto elezioni garantite, in un certo qual modo, dalla politica intesa in senso davvero classico. A nostro modesto avviso, Pizzarotti cade. Più volte. La sua "prosa" è almeno ripetitiva. Gli stessi concetti sono rimestati, allargati e rimpiccioli alla bisogna. Senza dar giudizi politici, perché intanto siamo difronte alla grande novità della partecipazione reale, provata, concreta e fattiva del "cittadino", molte incognite sul futuro, già di Parma, ci rimangono. Detto ciò, messa a confronto l'intervista d'Incerti a Pizzarotti con quella d'Adornato al capo del Pci Enrico Berlinguer sul 1984, riproposta sempre da Aliberti, col titolo "La consapevolezza del futuro", quest'ultima c'appare un oggetto da studiare nelle università. Ché Ferdinando Adornato come prima cosa si pone il problema di presentarsi. Poi senza timori porta il segretario del Partito Comunista a ragionare su temi imprescindibili, per rispondere a domande che mai sfiorano il terreno della banalità. L'intervista originaria, va ricordato, uscì su uno speciale che l'Unità aveva dedicato all'arrivo del 1984 (in connessione ideologica col romanzo d'Orwell - speciale al quale aderino con loro testi decine d'intellettuali e artisti internazionali). Il dialogo è intenso. L'attenzione di chi legge non può venir meno. Enrico Berlinguer tra le altre cose, pe dire dei contenuti, "rilegge" George Orwell e spiega che non si dovrebbe aver remore nell'accettare l'innovazione tecnologica. Il pensiero di Berlinquer si potrebbe sintetizzare anche con questa parole: nuovi mezzi a disposizione potranno far avanzare l'umanità. Una certa affinità, forse, tra gli argomenti proposti da Berlinguer nel'83 e a duemilaedieci inoltrato dagli stellati c'è. Epperò Berlinguer non aveva dubbi sulla necessità d'uscire dal dominio del localismo. Al contrario, tecnicamente, degli stellati. Magari persino per questa semplice ragione Enrico Berlinguer è rimasto nella storia. Alla stregua d'altre personalità che fecero parte d'un segmento parlamentare, diciamo pur sapendo di semplificar troppo, che ruotava dalla parti sempre del Pci. L'aiuto, questa volta, c'arriva dal saggio firmato dallo storico Giambattista Scirè, "Gli indipendenti di sinistra". Scirè, attraverso materiali e analisi, descrive cosa fu proprio questo gruppo parlamentare che, fra gli altri, vide l'adesione di uomini che si chiamarono Carlo Levi e Altiero Spinelli, passando per persone che ancora si muovono come Stefano Rodotà e Adriano Ossicini (nonostante quest'ulimo sia tra i più anziani reduci di quell'esperienza). Lo studio di Scirè, strutturato in maniera inattaccabile e felice nello svolgimento, ha il grande merito di ragionare sulle correlazioni del lavoro di Parri e altri con i fatti più importanti del secondo Novecento italiota. Se Pizzarotti e altri dicono di venir dalla Resistenza, intendendo l'adesione a quei valori morali, buona parte degli Indipendenti di Sinistra lottarano direttamente contro il fascismo. E da sinistra rivendicavano: "come valori irrinunciabili la libertà, la democrazia, il pluralismo, la laicità, rifiutando sia l'ideologismo e il centralismo democratico del movimento operaio, sia la stretta dipendenza dalla gerarchia ecclesiastica e l'interclassismo democristiano". Cattolici e laici, erano. Senza compromessi di sorta agivano.

C’era una donna … di Monica Negri (Phasar Edizioni)



Un racconto autobiografico, una denuncia morale sull'arroganza e l'indifferenza dei piccoli poteri. "Questa storia nasce dalla necessità di esorcizzare quanto accaduto durante pochi anni che hanno cambiato la nostra vita. Quando abbiamo assistito al disgregamento fisico e morale di una persona a noi molto vicina e alla fine di un periodo sostanzialmente sereno, quando abbiamo scoperto quanto si può essere soli in mezzo agli altri e a quali livelli di meschinità possa giungere l'animo umano. Una storia che non nasce come una denuncia, anche se moralmente deve essere considerata tale, ed è solo questa la ragione per cui non vengono volutamente fatti nomi. Una storia vera, una storia come mille altre che si consumano nel quotidiano senza che quasi nessuno ne parli" (Monica Negri)
C’era una donna … di Monica Negri (Phasar Edizioni), 2000, 7,23 euro,  ISBN: 88-87911-02-9, pp. 112
Scarica l’anteprima in pdf: http://www.phasar.net/docs/Intro_Negri.pdf

mercoledì 28 novembre 2012

A Liberrima a Lecce l'attesissimo romanzo di Giuseppe Calogiuri dal titolo "TRAMONTANA" (Lupo Editore)



Appuntamento imperdibile. Prima presentazione dell'attesissimo romanzo di Giuseppe Calogiuri dal titolo "TRAMONTANA" edito da Lupo editore, nella magnifica cornice della Libreria Liberrima. Modera l'incontro Augusta Epifani.

Una inquietante sequenza di oscure morti e sparizioni agita le acque di una tranquilla cittadina del sud coinvolgendo indistintamente rampolli di buona famiglia, onesti professionisti e modesti lavoratori. L’apparente gratuita casualità dei fatti mette in allerta il fiuto di Michelangelo Romani, giornalista del Messaggero Quotidiano, e di Sandro Gennari, direttore di TeleCittàUno, che decidono di investigare nonostante la servile prudenza dei rispettivi editori quando l’indagine sembra infastidire le poltrone di politicanti affaristi o turbare antiche coscienze. Affiancati dalla fedele Carla, i due amici si mettono ostinatamente in cerca di polverosi “scheletri” negli armadi più insospettabili, seguendo l’esile filo di una traccia che appare sempre più sfuggente, in attesa del segnale anomalo rivelatore. Cosa sa il vecchio colono Antimo? E chi è il cinico giustiziere? Un giallo tutto salentino in cui lo studio delle atmosfere d’ambiente si sposa con la scrittura elegante e il gusto della suspense.

Giuseppe CALOGIURI classe 1978.  Nato a Lecce e qui vive e lavora come avvocato specializzato in diritto d’autore e degli artisti. Già cronista e reporter per quotidiani e riviste locali, all’avvocatura associa l’attività di chitarrista blues e jazz. Scrittore sin dall’età giovanile, ha esordito nella narrativa nel 2005 (premio “Corto Testo”). Scrive su ogni pezzo di carta gli capiti tra le mani. Tramontana è il primo romanzo della serie con protagonista il giornalista Michelangelo Romani.

martedì 27 novembre 2012

UNA VITA DA... OVVERO: "LE PROCELLARIE DI ANDREA" DI GIANCARLO CARIOTI (ABEL BOOKS)



IL LIBRO - Che vita è stata quella di Andrea? Ditelo, voi lettori, magari con un sostantivo o con un aggettivo. Nato da povere cose, Andrea ce l’avrebbe la forza ed i talenti, per riformare fino in fondo il suo paese. Ma chi sta ad ascoltarlo? E soprattutto: che può un uomo di fronte ad una massa di uomini, di fronte ad un intero paese che tenta di procedere verso la civilizzazione? Così, dopo una prima parte, in cui Andrea si misura con una serie di acuti fallimenti, sembrerebbe, dopo aver conosciuto Nicoletta, che la sua vita si trasformi. Egli si appropria di un certo potere, ma viene bruciato dal padre di lei, che lo scaraventa in politica. Qui Andrea conosce la disfatta, perché, egli si dice, questa Italia non sa e non vuole cambiare, perché la gente è in fondo colpevole e merita di vivere male. Egli si brucia e, da quel momento cade nella più acuta nevrosi, per cui insistentemente pensa al suicidio,

ESTRATTO - Chi sa perché non riusciva a seguire. Le immagini si succedevano in rapida sequenza, ma era come se gli sfuggisse il significato recondito di quelle banalità, che pure si sforzava di voler intendere; ed il film, dai!, non era mica male, solo che… era il mezzo, quel piccolo schermo che lo ottundeva, in fondo, la sua autogestione, come tutte le cose “private” che ti compri, per farne un piccolo feticcio, il tuo tesoro autogestito, in cui non passava, chi sa perché mai l’oggetto, ma una sua pantomimica retrospezione, dove tutto si faceva... ecco... piccolo, troppo, troppo piccolo e limitato, senza una sua dignitosa autonomia. Così l’oggetto perdeva lena e sequenza, diventando accatto, paccottiglia senza determinatezza. Ed il bello era che tutto ti scivolava sulla pelle, diventando, appunto, incomprensibile, maculato di un uso improprio in cui mancava la tessitura di idee, che diventavano labili e confuse, insino allo smarrimento.

lunedì 26 novembre 2012

I custodi della biblioteca di Glenn Cooper (Newton Compton)



“Il destino di ogni uomo è un segreto sepolto nel silenzio... Il silenzio in cui si sono suicidati gli scrivani di Vectis. Dopo aver compilato la sterminata Biblioteca che riporta il giorno di nascita e di morte di ogni uomo vissuto dall'VIII secolo in poi, la loro eredità è una data: il 9 febbraio 2027. Ma la giovane Clarissa non sa nulla di tutto ciò. Il suo unico pensiero è fuggire. Fuggire da quell'abbazia maledetta, per mettere in salvo il dono più prezioso che Dio le abbia mai concesso. Il futuro dell'umanità è un mistero nascosto tra le pagine di un libro... Il libro in cui è indicato il giorno del giudizio. Mentre il mondo s'interroga su cosa accadrà davvero il 9 febbraio 2027, alcune persone ricevono una cartolina sulla quale ci sono il disegno di una bara e una data: il giorno della loro morte. Proprio come all'inizio della straordinaria serie di eventi che avevano portato alla scoperta della Biblioteca dei Morti. C'è soltanto una differenza: tutte le "vittime" sono di origine cinese. È una provocazione? Un avvertimento? L'ultima verità non è mai stata trovata... Will Piper ha trovato la pace: sa che vivrà oltre il 9 febbraio 2027, e ha deciso di lasciarsi alle spalle l'enigma della Biblioteca di Vectis e la sua secolare scia di sangue. Almeno finché suo figlio parte all'improvviso per l'Inghilterra e poi sparisce nel nulla. D'un tratto, per Will, ogni cosa torna a ruotare intorno all'origine della Biblioteca dei Morti. Lì dove tutto è cominciato. E dove tutto finirà.”






domenica 25 novembre 2012

Francesco Cassanelli Stami … E adesso? (ARACNE EDITRICE)



“Cosa si prova a perdere un amore? Cosa succede quando scopriamo che in realtà nessuna persona ci appartiene veramente?” Questa è l'esperienza che i protagonisti di questo romanzo si troveranno a vivere incrociando le proprie esistenze. Francesco, giovane laureato in attesa di partire per il servizio di leva, trova una provvidenziale quanto temporanea occupazione nel supermercato sotto casa. Qui conosce Elisa e con lei inizia un gioco di reciproca seduzione fino a che, suo malgrado, non scoprirà di essere un semplice spettatore di questa loro commedia. Un libro che parla innanzitutto d'amore, quale motore primo di ogni nuova esperienza. Ma anche un libro che cerca, attraverso le vicissitudini dei suoi personaggi, di rappresentare l'irresistibile desiderio di amare e di essere amati, sforzandosi di dipingere le scoperte, a volte dolorose, che accompagnano i protagonisti nella loro vita.

Francesco Cassanelli Stami nasce a Bazzano, in provincia di Bologna, nel 1972. Vive e lavora nella provincia di Modena, dove esercita la professione di avvocato. Questo è il suo primo romanzo.


sabato 24 novembre 2012

August di Christa Wolf, traduzione di Anita Raja (E/O). Intervento di Nunzio Festa



Il più bel regalo. "August", il racconto lungo che Christa Wolf ha lasciato al marito Gerhard, é il più bel regalo che una scrittrice potesse fare all'amore d'una vita intera, all'amore assoluto: "Senza di te sarei stata un'altra persona", dice infatti in dedica di chiusura C. Wolf al suo Gerhard. "Un piccolo grumo di memoria - é stato detto - che la scrittrice ha riplasmato nel luglio dell’anno scorso pochi mesi prima di morire. Con tocco quasi elegiaco, senza le tensioni ideologiche ed esistenziali di quell’opera autobiografica del 1976 (Trama d'infanzia, ndr) nella quale aveva ritratto se stessa e gli anni del crollo del nazismo attraverso il personaggio della giovane Jenny Jordan. Nelle ultime pagine del libro c’erano già con lei, in sanatorio, il piccolo August e Hannelore rapita dalla tisi a soli cinque anni. Figure marginali allora, sagome appena sbozzate in un’epoca di deliri e follie, che ora riemergono nelle pagine terse di quest’ultima prosa, icone di una lontana identità che la parola sa riannodare al presente". Ed è vero, anche, che i territori della letteratura affermano con forza quanto il 'il passato non é morto' - perché è storia e storie, insomma. Ecco, comunque, in sintesi il soggetto che si fa quasi pellicola in tono minore. Un uomo alle soglie della pensione, che tra le altre cose ha superato una malattia, cresciuto, si sposa con Trude ed è già vedovo da due anni. Fa l’autista, e mentre sta appunto riportando in pullman da Praga a Berlino una comitiva di turisti, mentre guidando costeggia l’Elba, si ferma a Dresda, lambisce lo Spreewald, il passato torna e si fa riscrivere in forma persino di memoria. Nonostante, dobbiamo quindi giustificare, s'usi un'ottima terza persona. Insomma August si vede (ricorda) bambino. E trova un orfanello lasciato nel sanatorio che fu Rocca dei tarli. Di maturazione in maturazione, verso la maturazione, August s'unirà a Trude. La certezza, l'amore. Felicità.

venerdì 23 novembre 2012

Antonio V. Gelormini pubblica Episcopius Troianus – il taccuino di Troia (Gelsorosso edizioni)



«Kaspar Jr. Van Wittel era letteralmente catturato dall’imponenza affascinante delle Alpi, mentre ne sorvolava le cime innevate e mentre si apprestava a sfogliare le pagine nascoste di una storia senza fine».Il Gran Tour di Kaspar jr. si dipana sulle tracce accattivanti di linee architettoniche familiari e lungo i riverberi di sentimenti devozionali insistentemente tramandati. Un percorso tracciato negli anni della sua infanzia olandese dai racconti di una nonna “incantevole” che, come un filo d’Arianna, lo guideranno dalla Firenze di Raffaello alla Roma dei Papi, dalla Napoli carolingia alla familiare Reggia vanvitelliana di Caserta. Fino al cuore dell’entroterra dauno: Troia. Episcopius Troianus “racconta” il Palazzo Vescovile di Troia, nella percezione stessa di “soggetto episcopale”, attraverso le sue vicissitudini, quelle dei Vescovi che l’hanno abitato, quella di un’originale pala d’altare del Solimena, nonché della tribolata vicenda di preziosi volumi e codici emigrati “forzosamente” verso biblioteche più blasonate. È anche il racconto di una Diocesi e di una Città, Troia, che ha rappresentato un importante pezzo di storia di questo suggestivo angolo di Puglia.



Antonio V. Gelormini, nato a Troia (Fg) il 24 agosto 1956, vive a Bari, dove ha frequentato i corsi della Facoltà di Economia e Commercio degli Studi “A. Moro”. Ha diretto importanti strutture turistico-alberghiere di catene nazionali ed internazionali (Club Méditerranée, Accor Group e Cit Hotel). Dal 2006 è giornalista pubblicista. Editorialista del quotidiano telematico «Affari Italiani», è redattore-capo della sezione “Puglia”. È stato responsabile della pagina turismo del quotidiano «La Prealpina» di Varese, ed è corrispondente di numerose testate online. Collabora con i principali quotidiani pugliesi. È responsabile del progetto Daunia Vetus della Diocesi di Lucera-Troia, per la nascita di un Distretto Culturale (www.dauniavetus.it). Nel giugno 2009 ha ricevuto il “Premio Giornalistico Città di Riccione” assegnato ogni anno alle migliori firme del giornalismo italiano di viaggi e turismo.

giovedì 22 novembre 2012

Umberto Galimberti con il suo Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto (Feltrinelli) a Feltrinelli Point di Lecce



La libreria “Feltrinelli point” della città barocca- accoglie senza remore la filosofia e lo fa ospitando un grande esponente della storia della filosofia italiana, Umberto Galimberti con la sua opera che affronta il tema del sacro. Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto è un saggio che riaccende il dibattito sul significato che ha assunto la religione al giorno d'oggi ormai in crisi, incapace di comunicare un linguaggio nuovo, comprensibile e condivisibile con tutti. L’appuntamento è previsto per venerdì 23 novembre 2012 alle ore 17,00 dove l’autore incontrerà i suoi lettori.  

Già nel 2000, Umberto Galimberti con le “Orme del sacro” si poneva la domanda di cosa fosse rimasto di autenticamente religioso in un'epoca come la nostra che più di altre registra un boom di spiritualità. Al di là delle fulgide apparenze, il Dio invocato in plurime lingue, in molti riti e nelle forme più svariate della religiosità, sembra essersi infatti definitivamente congedato dal mondo per lasciare null'altro che un desiderio infinito di protezione, conforto, rassicurazione: è solo il resto esangue della storia e della tradizione del cristianesimo, troppo arretrato per governare un tempo scandito dall'incalzante succedersi delle scoperte tecnico-scientifiche. Oggi la riflessione di Galimberti si è estesa e approfondita. Ma forse si può dire anche che la consapevolezza dell'importanza di questi temi è cresciuta in modo costante nel pubblico e che la ricerca di risposte sulla crisi del sacro si è ormai molto affrancata dalla guida della chiesa cattolica. In Cristianesimo, il filosofo parla a questo nuovo pubblico, tracciando le ragioni dell'afasia del sacro nel nostro mondo riconducendole, con un'argomentazione che non mancherà di causare dibattito, proprio alla natura del cristianesimo, così come realizzatosi nella storia dell'Occidente.
Umberto Galimberti (nato a Monza nel 1942), è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia della Storia. Dal 1999 è professore ordinario all’università Ca Foscari di Venezia, titolare della cattedra di Filosofia della Storia. Dal 1985 è membro ordinario dell’International Association for Analytical Psychology. Autore di numerose opere filosofiche che come è noto sono incentrate sul tema della tecnica nella società occidentale contemporanea, del corpo e dell’anima.

Info
Feltrinelli Point Lecce
via Cavallotti 7/a, 0832/331999
www.lafeltrinelli.it

mercoledì 21 novembre 2012

Recensione di Alessandra Peluso su Di tutte le ricchezze di Stefano Benni (Feltrinelli)



«E così siamo rimasti soli, amabile lettrice, caro lettore. (...) Ci guardiamo attraverso questo strano specchio che è un libro». (p. 206) Mi rifletto nello specchio della solitudine della mia stanza, dove a farmi compagnia, è il cinguettio di uccelli che sembrano non stancarsi mai, loro sono in compagnia e cantano ad unisono una melodia armoniosa.
Così mi ritrovo a condividere la solitudine ed altri stati d’animo che aleggiano imperiosi nel libro di Stefano Benni, Di tutte le ricchezze. Emozionata e coinvolta - come senz’altro accadrà ad ogni lettore - dal principio, dove l’autore esordisce scrivendo i versi di un poeta molto caro al protagonista del racconto, Martin: «La soltudine sta ai vecchi / Come un vecchio vestito / E nelle tasche tintinnano / I sogni che più non spendono ... », (p. 13) sino alla conclusione in cui il protagonista, o chissà l’autore, si presenta con garbo e cordialità, vivendo un presente insolito, frizzante, brioso, e anche un pò grottesco, ed un passato nostalgico e colmo di rimpianti.
Narra Stefano Benni il sentimento dell’amore di Martin, un sentimento vissuto e rivissuto che regala puntualmente rimpianti, rimorsi, dolore con una felicità che vorresti fosse eterna, ma che non dura più di pochi istanti. Sensazioni, emozioni traboccano soprattutto nell’innamoramento descritto con abile maestria da Benni, tra il protagonista e la sua giovane e bella vicina di casa (che mi ha commosso come un adolescente al primo amore, coinvolgendomi sino alla fine della storia), e la tormentata nostalgia per la giovinezza ormai fuggita e la solitudine dei settant’anni  voluta, cercata, imposta, costretta e subita per alcuni versi.
È complicato parlare d’amore, tutte le forze centrifughe si mescolano: emozioni, pulsioni, fantasmi, desideri, ragioni, repressioni, rimpianti. Come scriveva Rilke nella Lettera a un giovane poeta, l’amore è la prova più difficile che ognuno di noi affronta nella vita, e lo sa bene l’autore che lo racconta e lo fa vivere ad ogni lettore tra magia, incanto e disincantata quantomai ingiusta realtà.     
Straordinario poeta e scrittore, Stefano Benni, e si nota a chiare lettere la maestria di scrittore, l’innata sensibilità di poeta e il talento portentoso di giornalista in descrizioni attente e puntuali. Si alternano i dialoghi ironici e pungenti con personaggi del passato di Martin, come il collega professore, Remorus, i dialoghi col figlio lontano tra missive e telefonate e le spassosissime conversazioni con gli animali del bosco. Sembra di vivere nel mondo di Fedro e le sue favole.
Appassiona e coinvolge Di tutte le ricchezze, e potrebbe diventare una trama di un film incantevole, se qualche regista volesse, a mio avviso, riempirebbe le sale.
Non è opportuno raccontare tutto, ma dopo aver letto il libro verrebbe spontaneo farlo, le emozioni in scrittura fuoriescono come lava incandescente. Così la passione, il fuoco raccontato dell’età giovanile, l’entusiasmo, sino a giungere a settant’anni, età che il professore definisce «venerabile quando non è sordida», per poi chiedersi «se possiamo fingere di non avere rimpianti, ritrovandosi così a fare i conti con se stesso». 
Ogni capitolo è introdotto da versi poetici che ammaliano, fanno sognare e riflettere. Le poesie sono di Catena, un misterioso poeta locale morto in un manicomio, che Martin ama e cerca di farne rivivere il talento, segue il racconto solitario interrotto quasi bruscamente da un incontro con dei nuovi vicini di casa: Aldo il Torvo, un pittore senza infamia nè gloria, e la sua compagna, Michele, chiamata dal professore “Principessa del grano” e successivamente “Nasten’ka” e il lettore comprenderà il motivo.
Nulla è lasciato al caso, e la trama si dipana: «si sente in questo momento come se qualcuno avesse tirato una bomba nel suo tranquillo specchio d’acqua ... » e si alternano immagini irriverenti, poetiche, idilliache, ilari quali l’incontro tra Martin e il serpente che lo beffeggia perchè lo vede innamorato, preludendogli una sofferenza, così come il gufo o la capra che incontra nel bosco o il lupo ormai invecchiato e solitario nel qule il professore sembra rispecchiarsi.
«L’amore degli uomini è uno specchio rotto / Che non rimanda più la tua immagine / è come un libro di cui vediamo / La copertina, non più le pagine. / ... / L’amore degli uomini è uno specchio rotto  / Forse è svanito, cerchiamo invano / Lui è sempre lì, al solito posto». (p. 174)
È lo specchio - l’emblema della vita che passa - icona del romanzo, l’identità di ogni uomo che rivede se stesso e a volte non si riconosce come nel romanzo di Pirandello, Uno, nessuno e centomila, dove il personaggio, Vitangelo Moscarda, guardandosi allo specchio prende coscienza di essere altro rispetto a ciò che immaginava e comincia per lui il dramma. Lo specchio può essere un amico fedele ma a volte un abile ingannatore e nello specchio si riflette anche l’immagine di Martin, da giovane, poi da adulto - e nel frattempo - veleggia la solitudine, quella solitudine che compare, con la quale ha inizio e fine il romanzo di Stefano Benni così come la vita di ognuno di noi.
    

martedì 20 novembre 2012

Sergio Leone. Quando il cinema era grande di Italo Moscati (Lindau)



Chi era, o meglio chi è Sergio Leone? Sono passati più di quarant’anni, quarantatré per l’esattezza, da Per un pugno di dollari che il regista realizzò nel 1964. Nessuno poteva prevedere il suo straordinario successo e che sarebbe diventato il western italiano più conosciuto nel mondo. Se il film – seguito un anno dopo da Per qualche dollaro in più, un altro successo – segnò a sorpresa una data fondamentale nella storia del cinema non solo italiano, Il buono, il brutto, il cattivo (l’ultimo della cosiddetta «trilogia del dollaro») sancì definitivamente l’affermazione di un nuovo grande regista, anzi di un nuovo grande autore, inventore di uno stile che entusiasmò la critica e appassionò il pubblico.
Ma, contrariamente a quanto si pensa, Leone dovette superare molte difficoltà prima di affermarsi. E proprio da questa fatica, anzi da queste fatiche, nasce il racconto di Italo Moscati che intreccia cinema e vita, vittorie e battute d’arresto, amori e famiglia, per entrare in un laboratorio esistenziale e creativo con pochi termini di paragone, culminato in C’era una volta in America, il suo addio al cinema. Sergio Leone morì infatti nel 1989, a soli 60 anni, mentre stava preparando un kolossal sulla battaglia di Leningrado.

ITALO MOSCATI, regista e scrittore, sceneggiatore, insegna Storia dei Media e Arti Visive della Contemporaneità all’Università di Teramo. Tra i suoi ultimi volumi, ricordiamo Gioco perverso. La vera storia di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, tra Cinecittà e guerra civile; I piccoli Mozart; Sophia Loren. La storia dell’ultima diva, editi da Lindau; e Anna Magnani; Vittorio De Sica; Pasolini passione, editi da Eri-Ediesse.

lunedì 19 novembre 2012

L’esoterismo di Dante di René Guénon (Adelphi)



Dopo aver esaminato analogie e corrispondenze con gli ordini cavallereschi, il rosicrucianesimo, l'ermetismo e l'Islam suggerite in passato da studiosi e occultisti, Guénon procede a una geometrica esposizione del simbolismo insito in alcuni temi cruciali della "Commedia": i tre mondi, i numeri, il tempo. Ecco allora che l'Inferno appare come ricapitolazione degli stati che precedono logicamente lo stato umano e manifestazione delle possibilità di ordine inferiore che l'essere porta ancora in sé, il Purgatorio come prolungamento dello stato umano, che viene così condotto alla pienezza della sua espansione e il Paradiso come ascesa agli stati superiori dell'essere.

domenica 18 novembre 2012

Simbolica degli utensili e glorificazione del mestiere di Mainguy Irène (Edizioni Mediterranee)



I gesti e lo svolgimento degli atti simbolici della Massoneria esprimono un modo specifico e particolare di vivere, sono i passaggi attraverso i quali un nuovo membro viene iniziato e integrato nel gruppo. I massoni chiamano "Tempio" lo spazio nel quale "lavorano" in maniera simbolica e, quindi, gli utensili impiegati sono più che un semplice maglio, una cazzuola o un filo a piombo: sono i sostituti di un'idea interiorizzata, un'idea di cui costituiscono la rappresentazione. II regolo, quindi, diviene per l'apprendista non solo un utensile destinato a misurare lo spazio, ma anche un mezzo per suddividere il tempo e, nell'universo multidimensionale da esso postulato, uno strumento per valutare le virtù. Ogni utensile è legato alle potenzialità di un insieme di forze di cui è necessario conoscere l'energia per poterla regolare e dominare con discernimento, al fine di riuscire a elevare un tempio di luce nel santuario del cuore, chiave della realizzazione individuale e collettiva. Sfortunatamente, molti massoni continuano a trasmettere gli utensili ricevuti senza averne una vera conoscenza o percepirne l'importanza fondamentale. Questo studio della Mainguy offre appunto alcune piste per approfondire la comprensione su un piano metafisico dell'uso di tali strumenti ed effettua, un parallelo fra la struttura dei gesti massonici e gli utensili impiegati nei rituali, gettando nuova luce su di essi.

sabato 17 novembre 2012

La precaria armonia del cosmo di Marisa Grande (Besa editrice)



Questo libro nasce a seguito delle ricerca approfondita sulla “polifunzionalità” dei monumenti megalitici e sul loro rapporto con le lay liners, le misteriose linee energetiche della Terra, lungo le quali scorrono flussi di campo elettromagnetico. Marcatori geodetici, indicatori delle vie sacre dell’acqua, luoghi di osservazione astronomica e misuratori del tempo, i megaliti erano preposti − in virtù delle proprietà dei loro materiali − a rendere “coerenti” le onde di flusso caotiche dei campi di elettromagnetismo interni ed esterni al pianeta. La logica distributiva dei megaliti sul territorio attesta che la scelta del luogo derivava da una precisa corrispondenza cielo/terra, che sancisce oggi il loro carattere astronomico e la loro antica sacralità. La loro forma deriva direttamente dalla loro funzione, secondo la logica arcaica che vedeva intimamente connessa la Terra con la dinamica ciclica degli astri nella volta celeste, in un diretto rapporto di reciproca corrispondenza, inteso come un sacro vincolo tra gli esseri umani e il divino. La scoperta da parte dell’autrice di un inedito “codice cosmico”, criptato nell’arte e nelle scritture, permette di comprendere la polifunzionalità dei megaliti e offre nuove risposte ai molti enigmi, con possibili soluzioni per arginare e prevenire l’andamento caotico che mina il “precario equilibrio” dei sistemi dinamici complessi, come il pianeta Terra.Il messaggio ultimo di questo volume è che gli eventi catastrofici, quali eruzioni vulcaniche, aperture di faglie, terremoti e tsunami come quello che ha devastato il Sud-est asiatico nel dicembre 2004, dipendono dall’attività di centri energetici in espansione, che l’autrice ci invita a scoprire con lei sulla superficie del pianeta, per dimostrare che la dinamica della loro attività energetica dipende da cause prevedibili. Il ritmo e i meccanismi con i quali si attivano i punti energetici della Terra erano conosciuti dai popoli arcaici, che tentarono di governarli costruendo intorno ai “nodi di griglia energetica” dispositivi funzionanti da arcaici “catalizzatori e normalizzatori” delle onde elettromagnetiche, per rendere “coerenti ” i flussi del campo magnetico terrestre.


Marisa Grande è fondatrice del movimento artistico-culturale Synergetic-art. Ha pubblicato scritti di arte (Arte come funzione - Connessione di sistemi dinamici relazionati, Galatina 1990), di poesia (Linguaggio artistico, Avellino 1989), di pedagogia (Orientamento alla scelta dei libri di testo, Lecce 1996), di paleo e archeo-astronomia (L’orizzonte culturale del megalitismo, Nardò 2008 e Dai simboli universali alla scittura, Nardò 2010). Socia della s.i.a. (Società Italiana di Archeoastronomia, c/o l’Osservatorio Astronomico di Brera – Milano), collabora con riviste specialistiche e divulgative e ha conseguito riconoscimenti e premi di alto prestigio nazionali e internazionali.

giovedì 15 novembre 2012

“Mignotta” graphic novel di Giovanni Matteo, da un soggetto di Pier Paolo Pasolini. Disponibile su Amazon



È disponibile per il download da Amazon “Mignotta“, di Giovanni Matteo, graphic novel ispirata a un soggetto scritto per il cinema da Pier Paolo Pasolini e pubblicato nel volume “Alì dagli occhi azzurri” che raccoglie racconti, scritti sparsi, soggetti, redatti da Pier Paolo Pasolini nel periodo 1950-1965.
La postfazione dell’ebook è a cura di Luciano Pagano. Tutte le informazioni per il download qui (http://www.amazon.it/Mignotta-Musicaos-ebook/dp/B00A6YOTPC/ref=sr_1_3?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1352909435&sr=1-3).
 Si tratta del terzo ebook di musicaos, dopo “Il romanzo osceno di Fabio” e la guida “È facile smettere di scrivere se sai come farlo!".
Altre informazioni sugli ebook di musicaos qui (https://lucianopagano.wordpress.com/ebooks/).
Per informazioni o altro potete scrivere direttamente a lucianopagano[at]gmail[punto]com

“Diverso sarà lei. Storie di coppie gay e non” di Willy Vaira alle Cantelmo di Lecce



Domani venerdì 16 novembre 2012 alle ore 20 presso le Officine Cantelmo di Lecce (http://www.officinecantelmo.it/) Willy Vaira presenterà il suo “Diverso sarà lei. Storie di coppie gay e non” edito da Manni. Con l'autore interviene Alessandro Delli Noci.

Quindici storie di coppie unite da una vita. Tredici omosessuali, due etero. Coppie normali, consuete: l’affetto, la gelosia, le piccole incomprensioni, la passione. Persone di varia estrazione sociale e provenienza geografica si raccontano: l’architetto e il pastore, il musicista e la vivaista, lo stilista e l’operaio, dalla grande città al paesino sperduto tra i monti o nel profondo Sud. Sono gli eroi della contemporaneità: hanno sofferto e ancora subiscono vessazioni e prepotenze generate da un potere incolto, volgare, conformista e interessato, e hanno trovato in sé la capacità di affermare con orgoglio la propria singolarità. Diverso sarà lei racconta con franchezza anche dell'omosessualità, ne mette in crisi alcuni luoghi comuni e ne afferma la piena naturalità, lasciando intravedere, ad una società malata del deterioramento dei diritti elementari sui quali si basa la convivenza civile, una delle possibili vie per le quali passa il progresso delle relazioni umane.

WILLY VAIRA è nato nelle Langhe cuneesi. Vive e lavora a Torino. Ancora studente di Medicina, trasferisce i suoi interessi nel mondo della moda e dello spettacolo. Modello, paroliere, musicista e cantante, gira il mondo per molti anni. Dal 2001 approda alla scrittura narrativa e poetica. Per Manni ha pubblicato, nel 2007, Pubblici scandali e private virtù, intervista a Giò Stajano, prima icona gay d’Italia, e le raccolta di poesie Esercizi d’amore e Il lento dei passi.

mercoledì 14 novembre 2012

STEFANO CRISTANTE CON IL SUO ANIMA LUNGA (BESA EDITRICE) ALLA LIBRERIA PALMIERI DI LECCE



Il 16 novembre 2012 sarà presentato il nuovo lavoro di Stefano Cristante dal titolo Anima Lunga edito da Besa editrice. L’appuntamento è alla Libreria Palmieri di Lecce in Via Trinchese 62/a alle ore 18.30. Presenterà Gianluca Conte, giornalista e scrittore.

Sguardi sul presente che hanno valore di tagli e ferite, dove il fatto sentimentale si snoda come un pericolo attorcigliato sulle reciproche e irriducibili alterità degli amanti e dove la costruzione dei rapporti affettivi passa per materiali irrazionali – premonizioni, percezioni, immedesimazioni istantanee, deja vu – che solo i versi poetici hanno una speranza di poter trattare. Stefano Cristante investe nel dialogo a distanza con i classici della poesia italiana le proprie chance di scrittura. Verso libero ed endecasillabo rappresentano la sostanza formale dei versi di Cristante che, nella parte finale, trasmigrano nella prosa poetica (agganciata alla creazione di una personale cosmogonia), prima di congedarsi con un inno alla solitudine che chiarisce il suo tragitto narrativo e il suo obiettivo esistenziale.

 Stefano Cristante (Venezia, 1961) è sociologo dei processi culturali e comunicativi presso l’Università del Salento. Anima lunga è la sua terza raccolta di versi, dopo Il rosso dell’oblio (1991) e Visite inattese (2007).

Info

martedì 13 novembre 2012

Un uomo in movimento di Mauro Orletti (Discanti). Intervento di Nunzio Festa


Nel terzo Millennio, non posson che esser le opere sull'identità smarrita e/o frammentata il luogo privilegiato d'indagine e rappresentazione, a tratti persino di moderno/realismo, della società. Grazie a "Un uomo in movimento", opera seconda quindi di Mauro Orletti, proprio dentro questa non-dimensione torniamo a perderci. Ad analizzarci. Con in più, però, il racconto d'una verità che agisce e reagisce in mezzo alla crisi generale dei valori: la comunione e liberazione del prete Giussani (cuore primario della Compagnia delle Opere - il tentacolo platealmente economico-finanziario). Si comincia, ché così pareva, con l'amicizia fatta di silenzio e televisione di Dario e Armando, il comunista e l'anarchicheggiante. E si continua con l'ingresso in scena del ciellino Matteo che ha il compito d'attirare lo stranito Armando nel senso di mamma Cl: e il lavorìo di Matteo raggiunge lo scopo. 'Sto Matteo, infatti, ogni pagina che passa diventa più antipatico a chi legge. Perché deve imporsi. Prendere la coscienza d'Armando. Rubare la sua libertà, le poche certezze accumulate nelle svogliatezza di letture titolate "L'uomo che dorme", e basta. Mentre, in effetti, Perec cammina, Armando si fa rimbambire dall'evangelizzazione, se davvero così si può dire, dei figlioletti di Giussani. Fino, è evidentemente, all'implosione. Ovvero fino a quando l'esplosione delle volontà (?) del protagonista del romanzo divengono altro tassello delle vite di comunità e comunione, insomma. Matteo, insomma, fa una bomba dalle contraddizioni del pensiero in costruzione del soggetto preso all'amo. Questo romanzo d'Orletti è una delle belle notizie che abbiamo avuto recentemente. Privo di retoriche forzate o forzose, legge perfettamente il presente. Epperò prendendosi gioco della verità. Seppur col dovere della dimostrazione della cronaca. Mauro Orletti, con fluttuazioni della trama che ci rendono persino tracce dell'accanimento contro la libertà che i dogmi della Chiesa sempre hanno rafforzato nei secoli, ci dipinge. Al netto delle necessità dei dipinti di Pedretti. Domani dal primitivismo.


lunedì 12 novembre 2012

Diario di un'insurrezione di Sergio Baratto (Effigie). Intervento di Nunzio Festa



Con buona pace del "giusto distacco" del lettore e del recensore, confesso che ho letto e spesso apprezzato le pagine di "Diario di un'insurrezione" perché il messaggio e il punto di vista dell'autore non si discosta molto dal mio; tranne per alcune valutazioni e qualche giudizio che non condivido, quindi, io stesso analizzo e vorrei ripartire allo stesso modo di Sergio Baratto dal controvertice di Genova del 2001. (E non solmante perché avevo allora vent'anni non ancora compiuti per pochi giorni). Pasolini fece Salò come denuncia della riduzione del corpo e dell'uomo a oggetto, e oggetto di consumo - sottoposto alla fine al consumo. Noi che abbiamo partecipato alla grande mobilitazione contro il vertice del G8 di Genova, denunciavamo, 'tra le altre cose', la mercificazione delle vite tutte e degli stati, sottoposti alla dominazione e alla sopraffazione del capitale-multinazionale. Baratto, i cui scritti avevo più volte apprezzato sul libero spazio d'espressione di Giovannini, Benedetti, Moresco, Tarabbia, Scarpa ecc., www.ilprimoamore.com, con questa opera d'esordio sintetizza al fine le nostre aspettative per il futuro, ma soprattutto il moto di rigetto incominciato con le delusioni di qualche anno fa, il fiume di disicanto e i materiali che bollivano nel pentolone della contestazione che montava. Ché è diventata presenza forte. Assoluta. Nonostante lavoro e lavorio degli addetti alla salvaguardia della normalità. Diario di un'inserruzione, dove finalmente rivedrete il subcomandante Marcos e pezzettini dei tantissimi testi/grida dell'Ezln e del popolo chiapaneco, dialoga direttamente con gli elementi positivi e negativi di quella lunga esperienza. "A chi si ostina a credere nella lotta per un altro mondo possibile non resta che sottrarsi e fuggire. Ma questa fuga, sempre più solitaria, disperata e testarda, si trasforma piano piano in una marcia di attraversamento. La ritirata si confonde con l'avanzata e si fa cammino interiore di rigenerazione". Racconto personale d'una storia collettiva, è definito il libro. L'agile libretto, per me, è lo stesso bisogno d'agire nel pieno dell'immobilismo. Forse una prova. E, finalmente, il riepilogo di quel che siamo stati.

domenica 11 novembre 2012

LA SCIENZA DELLA BILANCIA DI HENRY CORBIN (SE)



"Ci è stato detto che la condizione degli umani, lungo la loro esistenza in questo mondo terreno, è quella del sonno. Nel corso di tale sonno potranno essi percepire il senso, comprendere le parabole di cui i versetti coranici ci dicono che solo i Saggi comprendono? Ma chi sono dunque i Saggi? I Saggi sono coloro che in tre meravigliosi capitoli Ibn 'Arabi ci descrive come i "cavalieri" o i "cavalieri dell'Invisibile"; è grazie a essi che in questo mondo terreno può esistere una "scienza delle corrispondenze". Ta'blr al-ru'ya è l'interpretazione delle visioni, dei sogni, ed è una delle applicazioni per eccellenza della "scienza della Bilancia". Essa permette di compiere il passaggio dalle forme percepite nella visione al significato segreto della loro apparizione. Le nostre visioni in sogno nel mondo della Notte, come quelle che percepiamo in ciò che chiamiamo il mondo del Giorno, necessitano del medesimo passaggio, affinchè noi possiamo percepirne il significato segreto. La ragione di questo è che sia le une che le altre sono motivate da un'intenzione segreta propria a un altro mondo e da esso proveniente. Ecco perché il mondo del nostro presente, della Notte come del Giorno, è un ponte che si tratta di oltrepassare. Un ponte è un luogo di transito; non ci si ferma, né si prende dimora su un ponte. Lo si varca, e occorre varcarlo per comprendere il significato segreto, la "corrispondenza" invisibile di quel che è trasceso e lasciato da questa parte."

sabato 10 novembre 2012

Cabbalà e alchimia. Saggi sugli archetipi comuni di Arturo Schwartz (Garzanti)



L'alchimia è comunemente conosciuta come la ricerca, a mezzo tra scienza e magia, della formula per trasformare i metalli vili in oro. In realtà l'alchimia occidentale, come quella orientale e cabbalistica, è molto di più: è una "fisica della resurrezione", nel senso della rinascita o risveglio dell'uomo alla sua dimensione spirituale. Nella tradizione la Cabbalà e l'Alchimia indicano una via iniziatica di conoscenza del trascendente. Alla fine del percorso, ciò che si tramuta in oro non è il metallo, ma la coscienza dell'uomo liberato dalle contraddizioni fondamentali della vita. Con una prefazione di Moshe Idel.

venerdì 9 novembre 2012

Le città perdute di Atlantide, Europa antica e Mediterraneo di David Hatcher Childress (Edizioni Hera)



Quali sono le tracce di Atlantide e nel Mediterraneo? L'autore fornisce la più dettagliata e vasta analisi sul "continente perduto" che sia mai stata scritta. Un libro che accompagna il lettore tra le rovine megalitiche e siti archeologici normalmente trascurati dalla maggior parte delle pubblicazioni: dall'Italia all'Irlanda, dal Medio Oriente, Malta compresa, alle "Colonne d'Ercole esplorando la mitica terra dei garamanti e la dimenticata civiltà di Osiride. Un libro che si legge come un diario di viaggio e che tornerà utile a tutti quelli che ne trarranno spunto come guida per le loro personali avventure in cerca di luoghi misteriosi e terre perdute.

mercoledì 7 novembre 2012

Sindrome Obama di Tariq Ali (Dalai Editore)



Cos'è cambiato realmente da quando Bush ha lasciato la Casa Bianca? Molto poco, secondo lo scrittore e politologo marxista Tariq Ali. Le speranze suscitate in tutto il mondo dall'elezione di Obama sono rapidamente svanite. In patria, l'amministrazione Obama ha concesso a Wall Street la massima libertà senza ricevere in cambio niente; la riforma sanitaria è stata svuotata di contenuto; la scuola pubblica è sempre più soggetta alle leggi del mercato e le grandi banche fanno il bello e il cattivo tempo grazie a una legislazione compiacente. Bin Laden è stato ucciso, ma intanto gli abusi sui prigionieri afghani continuano, l'Iraq è un Paese allo sbando, Israele è libera di agire indisturbata, e lungo il confine fra Afghanistan e Pakistan gli attacchi aerei e di terra sono più numerosi dell'epoca Bush. Per giunta, gli insuccessi di Obama stanno spianando il terreno al ritorno dei repubblicani alla Casa Bianca, e fra i suoi supporter circola sempre più il malcontento. In questo saggio, Tariq Ali analizza in modo dettagliato e puntuale le contraddizioni dei primi mille giorni della presidenza Obama, offrendo un prezioso rapporto preliminare per comprendere gli aspetti salienti della politica americana. E lo fa muovendo una serrata critica da sinistra, nella convinzione che un'importante opportunità è andata sprecata ma anche con il sincero dispiacere di chi ha condiviso le speranze di rinnovamento coltivate da milioni di persone.


martedì 6 novembre 2012

“La Terza Rivoluzione Industriale” di Jeremy Rifkin, edizioni Mondadori. Intervento di Vander Tumiatti (Imprenditore e fondatore di Sea Marconi Technologies)



 E’ solo questione di tempo; l’era del petrolio sta volgendo alla fine e il prezzo dell’oro nero salirà nei prossimi decenni fino a raggiungere un picco insostenibile. Nel frattempo le emissioni di anidride carbonica derivanti dalla combustione dei fossili sta elevando la temperatura della Terra e minacciando un cambiamento nella chimica e nel clima globale del pianeta che non ha precedenti. Si tratta di fattori che influenzeranno pesantemente tutte le decisioni politiche ed economiche dei prossimi cinquanta anni. La questione fondamentale a questo punto è:  come far crescere un’economia globale sostenibile uscendo dal paradigma di un regime energetico giunto ormai al capolinea, i cui costi esternalizzati, economici e ambientali, sono ormai inaccettabili?  Una risposta a questa domanda si trova nell’ultimo libro di Jeremy Rifkin, “La terza rivoluzione industriale”, uscito da poco anche in Italia per le edizioni Mondadori. Un libro fondamentale, che ho letto con grande interesse e che consiglio vivamente a tutti coloro che desiderino comprendere cosa ci prospetta il futuro e cosa stanno facendo i governi mondiali per esplorare nuovi modelli energetici ed economici che consentano di avvicinarsi il più possibile all’obiettivo “emissioni zero” di carbonio. Ma Rifkin non si limita a descrivere gli scenari futuristici dell’energia e dell’ambiente. Egli compie invece un’analisi approfondita che, partendo dai principali accadimenti storici dell’economia mondiale, ricostruisce gli stretti rapporti sinergici tra energia e comunicazione, fino a prefigurare una rete mondiale di distribuzione intelligente dell’energia basata sul modello rappresentato dal web. Secondo l’autore, la Terza Rivoluzione Industriale comincia a spuntare all’orizzonte e la prima regione al mondo che riuscirà a sfruttare il suo pieno potenziale guiderà lo sviluppo economico per il resto del secolo. L’Unione Europea, ha fatto le sue prime mosse, stabilendo che, entro il 2020, il 20% di tutta l’energia prodotta sarà generata da fonti rinnovabili. Impegnandosi per un futuro di energia rinnovabile l’UE ha gettato le basi per un’era economica sostenibile e ad emissioni zero. Non basterà, però. Sarà necessario aggiungere almeno due pilastri: l’introduzione di tecnologie di idrogeno insieme ad altre tecnologie quali batterie e ri-pompaggio idrico per immagazzinare le forme intermittenti di energia rinnovabile; e la creazione di reti energetiche intelligente di dimensioni continentali ( smart “intergrid” ), per fare sì che forme distribuite di energia rinnovabile siano prodotte e distribuite con la stessa facilità di accesso e trasparenza di cui oggi godiamo con la produzione e l’informazione su internet. Il libro descrive dettagliatamente i punti fondamentali da realizzare per gettare le fondamenta della Terza Rivoluzione Industriale e di una nuova era energetica per l’Unione Europea. Per Rifkin sono addirittura cinque i “Pilastri” complessivi su cui dovrà poggiare questo nuovo paradigma che è la TRI: 1) la scelta definitiva dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili; 2) la trasformazione del patrimonio edilizio in impianti di micro-generazione; 3) l’impiego dell’idrogeno e di altre tecnologie di immagazzinamento dell’energia in ogni edificio; 4) l’unificazione delle reti elettriche dei cinque continenti in una inter-rete per la condivisione dell’energia; 5) la riconversione dei mezzi di trasporto, pubblici e privati, in veicoli ibridi elettrici e con celle a combustibile capaci di utilizzare e produrre energia. La transizione verso questa nuova era, secondo l’autore, sarà accompagnata anche da una robusta ripresa occupazionale. Citando i ricercatori dell’Energy and Resources Group e della Haas School of Business dell’Università di Berkeley, Rifkin evidenzia come, sulla base delle proiezioni provenienti da numerosi e approfonditi studi, “abbattendo il tasso annuo di crescita della generazione elettrica della metà e puntando a una quota del 30% dei consumi energetici da fonti rinnovabili, negli USA si creerebbero  circa 4 milioni di anni di lavoro entro il 2030. In Germania, nel 2003, vi erano 260.000 occupati nel settore delle energie convenzionali (carbone, petrolio, gas e uranio), solo quattro anni dopo, nel 2007, il campo delle energie rinnovabili occupava 249.330 persone. Un dato straordinario, soprattutto se si pensa che queste ultime coprivano solo il 10% dei consumi energetici primari. In pratica, una percentuale così bassa di energie rinnovabili - sottolinea Rifkin -  ha creato tanti posti di lavoro quanto tutte le alte fonti energetiche nel loro complesso!  Ma il caso spagnolo è ancora più eclatante: l’economia di questo Paese conta più di 188.000 occupati nelle energie rinnovabili, vale a dire cinque volte i posti di lavoro creati dal settore energetico convenzionale. E si noti che queste previsioni tengono conto solo del primo e secondo “pilastro” e sono quindi da considerare approssimate per difetto. Un messaggio che non dovrebbe restare inascoltato dai governi di Paesi, come il nostro, alla spasmodica ricerca di nuove prospettive di crescita e di sviluppo occupazionale. Da noi vi sono regioni (in senso geografico) ricche di creatività, arte, bellezza, storia e cultura,  ma anche di sole, biomasse residuali dall’agricoltura, di vento.  Per loro le energie rinnovabili distribuite potrebbero essere la chiave per incamminarsi con decisione sulla strada di un benessere diffuso e rispettoso dell’ambiente, capace non solo di creare opportunità di lavoro ancora inimmaginabili, ma anche di favorire la transizione verso una società più giusta, verso modelli culturali condivisi, più evoluti e consapevoli. E chi ha orecchie per intendere, intenda.

(articolo apparso su Paese Nuovo del 1 novembre 2012)