martedì 13 novembre 2012

Un uomo in movimento di Mauro Orletti (Discanti). Intervento di Nunzio Festa


Nel terzo Millennio, non posson che esser le opere sull'identità smarrita e/o frammentata il luogo privilegiato d'indagine e rappresentazione, a tratti persino di moderno/realismo, della società. Grazie a "Un uomo in movimento", opera seconda quindi di Mauro Orletti, proprio dentro questa non-dimensione torniamo a perderci. Ad analizzarci. Con in più, però, il racconto d'una verità che agisce e reagisce in mezzo alla crisi generale dei valori: la comunione e liberazione del prete Giussani (cuore primario della Compagnia delle Opere - il tentacolo platealmente economico-finanziario). Si comincia, ché così pareva, con l'amicizia fatta di silenzio e televisione di Dario e Armando, il comunista e l'anarchicheggiante. E si continua con l'ingresso in scena del ciellino Matteo che ha il compito d'attirare lo stranito Armando nel senso di mamma Cl: e il lavorìo di Matteo raggiunge lo scopo. 'Sto Matteo, infatti, ogni pagina che passa diventa più antipatico a chi legge. Perché deve imporsi. Prendere la coscienza d'Armando. Rubare la sua libertà, le poche certezze accumulate nelle svogliatezza di letture titolate "L'uomo che dorme", e basta. Mentre, in effetti, Perec cammina, Armando si fa rimbambire dall'evangelizzazione, se davvero così si può dire, dei figlioletti di Giussani. Fino, è evidentemente, all'implosione. Ovvero fino a quando l'esplosione delle volontà (?) del protagonista del romanzo divengono altro tassello delle vite di comunità e comunione, insomma. Matteo, insomma, fa una bomba dalle contraddizioni del pensiero in costruzione del soggetto preso all'amo. Questo romanzo d'Orletti è una delle belle notizie che abbiamo avuto recentemente. Privo di retoriche forzate o forzose, legge perfettamente il presente. Epperò prendendosi gioco della verità. Seppur col dovere della dimostrazione della cronaca. Mauro Orletti, con fluttuazioni della trama che ci rendono persino tracce dell'accanimento contro la libertà che i dogmi della Chiesa sempre hanno rafforzato nei secoli, ci dipinge. Al netto delle necessità dei dipinti di Pedretti. Domani dal primitivismo.


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