domenica 14 ottobre 2012

Recensione di Alessandra Peluso su Avere fiducia. Perchè è necessario credere negli altri di Michela Marzano (Mondadori)



Un salto in libreria, l’abituale visita settimanale, dove incontro me stessa leggendo i libri che destano la mia attenzione e ad un tratto volgo lo sguardo su un titolo: Avere fiducia. Bizzarro questo titolo, mi dico, sarà ironico? Prendo il libro e inizio a sfogliare. Mi convinco, lo acquisto. Comincio con la lettura attenta e immediatamente mi lascio immergere dalle riflessioni fluide e acute che smuovono il mio animo scettico. Innanzitutto l’autrice Michela Marzano spiega l’origine storica del termine “fiducia”, poi enuncia i motivi per i quali è necessario avere fiducia oggi, Perchè è necessario credere negli altri (sottotitolo). E allora si guarda alla situazione italiana. Attualmente in Italia ogni giorno si apprende che un politico ha rubato i soldi agli italiani che pagano regolarmente le tasse e stentano a sopravvivere; gli evasori fiscali che, - prima comparivano sugli spot pubblicitari rappresentati da povera gente magari meridionali, mentre sappiamo che gli evasori sono in tutta Italia da nord a sud, isole comprese, - spesso e volentieri sono anche rappresentati da gente benestante che deteniene il potere. Insomma è una nitida immagine dell’Italia oggi inquietante dove la fiducia sembra non aver posto. Come si può dunque avere fiducia? C’è la necessità, mi convinco, di avere fiducia per evitare una condizione paralizzante. Senza dubbio dopo aver letto l’ultima pagina del libro di Michela Marzano, ho compreso la necessità di credere agli altri. E quindi penso di aver assolto l’obiettivo dell’autrice: insinuare il germoglio della fiducia, con la speranza che cresca e rinvigorisca. È un impegno fidarsi totalmente delle persone, credo sia un’impresa ardua forse persino titanica. Appare pertanto una straordinaria epopea della fiducia: la fiducia afferma Marzano è il cemento delle nostre società. Una società senza fiducia è una società senza ossatura. La diffidenza è un circolo vizioso che finisce per indebolire il mondo sociale. È l’unica che ci può assicurare che il nostro mondo privato non è anch’esso un inferno (Hannah Arendt): questa è citazione posta al principio del libro, incisiva, magistrale la scelta del’autrice, che conduce a rifletterere, insinua il dubbio, la possibilità di credere nell’altro, al quale un minuto prima probabilmente non credevi e racconta la natura dell’essere umano che è un animale sociale, come sostiene Aristotele, e dovendo vivere con gli altri ha bisogno di credere negli altri, atrimenti il genere umano non avrebbe avuto e probabilmente non ha senso di esistere. Nietzsche scrive in Umano troppo umano che la fiducia è un mito sorto dalle esigenze di determinate situazioni storiche e di determinate necessità pratiche. È chiaro che sostiene l’autrice, ed ogni psicanalisita o psicoterapeuta condividerebbe, ma non solo, per aver fiducia negli altri occorre aver fiducia e amare prima se stesso.  Come è possibile? Come si fa ad amarsi? Sembra scontato, ma non lo è. Altri dubbi si insinuano nella mente del lettore che pensava di avere delle certezze, e legge: «L’amore di se stesso è un sentimento naturale, che porta ogni animale ad aver cura della propria conservazione e che, diretto nell’uomo dalla ragione e modificato dalla pietà, produce l’umanità e la virtù. L’amor proprio ... porta ogni individuo a tenere conto più di se stesso che di ogni altro, ispira agli uomini tutti i mali che si fanno reciprocamente ed è la vera origine dell’onore». Muovendo dal pensiero di Rousseau si passa a quello di un altro filosofo Adam Smith che ha fatto dell’amore di sé la chiave dello sviluppo economico: dandosi fiducia, afferma, l’essere umano può ricominciare a prestare interesse all’altro e scoprire i vantaggi della cooperazione. Può orientare il suo agire verso fini e valori che hanno una logica diversa dalla semplice soddisfazione del proprio interesse. Così prosegue il libro fino a giungere ad un’analisi attenta e realistica della nostra società: la società della sfiducia appunto e della paura. Sentimenti paralizzanti che annullano l’agire, denigrano la natura dell’essere umano. Si tratta infatti di sentimenti che appartengono al Medioevo, utilizzati spesso per detenere il controllo sulla plebe allora, sul popolo oggi, ed essere in grado da chi deteniene il potere di dominare.   L’avvincente viaggio della fiducia prosegue, approdando nell’amicizia e nell’amore. La fiducia in questo tipo di relazioni affettive necessita di una presenza che rinvia ad una forma di impegno. Un impegno però che non implica degli obblighi, non si può infatti promettere di amare sempre costantemente allo stesso modo. Spesso accade di pretendere l’amore, inutilmente afferma Marzano, in quanto “promettere la costanza significa impegnarsi a fare qualcosa che in realtà non si è in grado di mantenere”. L’amore non è un atto la cui realizzazione dipende interamente da noi. Si tratta di un sentimento che si nutre di forte impegno affichè duri, ma non è razionale, è buona parte sfugge al nostro controllo. Pertanto, occorre nutrire sì fiducia nelle relazioni affettive come l’amore o l’amicizia, ma essere consapevoli che non si tratta di sentimenti assoluti, incondizionati, ma di sentimenti che si nutrono delle debolezze, degli smarrimenti e delle fragilità degli uomini e delle donne allo stesso modo. Occorre capire che l’autonomia personale è fatta dell’accettazione di una certa dipendenza dagli altri, del riconoscimento delle nostre debolezze. Paradossalmente è perchè abbiamo una qualche fiducia in noi stessi che possiamo esporci alla critica o al rifiuto degli altri. Dinamiche che l’autrice spiega accuratamente e acutamente nei capitoli VII e VIII che consiglio vivamente di leggere per capire un pò di più di se stessi. Quest’ultima parte infatti aiuta a compiere un’introspezione nel proprio ego, a conoscersi e a migliorarsi, qualora un lettore desidera farlo. Aiuta a interrogarsi sulla propria vita, sull’idea di fiducia che si ha o si dovrebbe avere e sul fatto che noi esseri umani non siamo creature semplici, non siamo perfetti. Da qui si giunge alla conclusione del libro e Michela Marzano augura a chiunque volesse accostarsi alla lettura attenta e profonda della sua opera di scommettere nella fiducia: “nulla mi garantisce che sarà vincente, posso anche perdere. Ma scommettendo mi concedo la possibilità di scoprire l’altro, e ancor più, di scoprire me stesso”. È un augurio sincero che faccio anch’io a me stessa.

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