domenica 14 ottobre 2012

“Lo spacciatore di carne" (Einaudi), Giuliano Sangiorgi domani alla Feltrinelli di Bari



Domani 15 OTTOBRE 2012 presso la libreria Feltrinelli di Bari di via Melo 119, alle ore 17.00, Giuliano Sangiorgi, voce e autore, dei Negramaro, presenterà il suo esordio letterario, "Lo spacciatore di carne" edito da Einaudi e già entrato nella classifica dei libri più venduti in Italia. Ne parleranno con l’autore Rosella Santoro e Antonella Gaeta. L'attore e regista Mimmo Mongelli leggerà alcuni brani del romanzo.

"Lo spacciatore di carne" (Einaudi), Giuliano Sangiorgi - I cadaveri di animali ammassati come pezzi di ricambio, tutti perfettamente uguali, odorano di sangue e gelo. È rimasta cosí tanta carne nel frigo che forse riuscirò a resistere un po'. Finché ci sarà carne ci sarò io in questa casa. Sono diventato l'odore di mio padre e forse sempre lo sono stato. In una foto che ho adesso nitidamente negli occhi, ma che stava nel salotto dei miei, sigillato con il cellofan, avevo poco piú di qualche ora di vita e mio padre mi mostrava al mondo, fiero, tenendomi in braccio in malomodo, come un pezzo d'animale. Il suo sorriso tra la bocca e i baffoni è identico. Da qualche parte in casa ho le foto dei suoi primi macelli. Come trofei alzati in aria per i piedi li espone davanti a chi lo fotografava con la stessa identica fierezza con cui mostrava la mia nascita. Ero io. Come i suoi agnellini, un pezzo di carne la cui vita o morte dipendeva esclusivamente da lui. L'odore del suo camice sporco sarebbe stato il mio. Non mi sarei dovuto illudere. Sono io quell'odore.

Non c’è legame più forte del sangue. E il sangue, la carne, nella vita di Edoardo sono molto più che una metafora: sono la materia di cui è fatto il suo passato e quella a cui deve tornare. Aveva cinque anni, «cinque anni di niente» il giorno in cui ha visto suo padre sgozzare un agnello. Da allora il sangue non ha smesso di scorrere nel mattatoio, «la carne-officina» dove il padre macellaio (un tempo il suo gigante buono, adesso un estraneo) attende con pazienza che prenda la laurea prima di raggiungerlo e mettersi all’opera accanto a lui. Perché quello è il destino che la sorte – una sorte incarnata in famiglia – gli ha assegnato, contro cui Edoardo può al limite provare a ribellarsi nascondendo gli agnellini sotto al suo letto, illudendosi che giocare a proteggerli possa salvarli davvero dal loro futuro segnato, e non semplicemente rimandarlo. Dopotutto rimandare, nascondersi, è quello che fa anche lui: studente fuorisede a Bologna, è lontano da casa da due anni ma ha dato solo un esame, il più facile. Vive in un appartamento di via Zamboni con due ragazzi, in uno spazio a compartimenti stagni, dove l'unico contatto con gli altri è dato dagli odori e dal vuoto lasciato dai coinquilini quando vanno in facoltà. La sua è una vita in stallo, «un presente parcheggiato». Finché, sul treno per Bologna, incontra Stella. Un faccia bianchissima da bambima, vent’anni sulla pelle e mille negli occhi. Stella è bellissima, misteriosa, bacia e morde con la stessa passione, e Edoardo se ne innamora in un istante. È l’inizio di un rapporto simbiotico, un triangolo travolgente e pericolosissimo che ha come terzo vertice la droga. Per procurarsela (per lui, ma soprattutto per Stella) Edoardo rivende i tagli pregiatissimi di carne che suo padre gli spedisce orgoglioso ogni settimana: la carne in cambio della droga, la droga in cambio di Stella. Ma ciò che inizia nel sangue non può che finire nel sangue. Quando Edoardo capisce che Stella l’ha abbandonato, quella carne che alimentava il suo legame comincia a trasformarsi in ossessione. In un mondo ormai allucinato dove tutto appare possibile, la carne diventa denaro contante e l’amore diventa incontrollabile follia. L’abilità di paroliere dimostrata da Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro, nei pezzi per il suo gruppo, l’ha trasformato in uno degli autori più richiesti dai grandi interpreti italiani (ha scritto tra gli altri per Jovanotti, Andrea Bocelli, Malika Ayane, Elisa, Patty Pravo, Adriano Celentano); oggi, il suo esordio letterario mantiene intatta la potenza di una delle voci più forti della nuova scena italiana. Diviso in 35 capitoli brevi e fulminanti come canzoni, Lo spacciatore di carne getta una sguardo straniato sulla vita studentesca, superandone i cliché e portando invece alla luce gli aspetti più ancestrali. Sangue, destino, amore e follia sono gli archetipi su cui Sangiorgi costruisce questo romanzo che sembra ispirarsi al mito, che gioca con la lingua e la scrittura e ci regala il ritratto inedito di una generazione in lotta con il futuro. Un libro appassionato e viscerale, come il rock migliore.”

sabato 13 ottobre 2012

13 sotto il lenzuolo di Giuliano Pavone (Marsilio). Intervento di Paola Scialpi



13 sotto il lenzuolo di Giuliano Pavone edito da Marsilio è un libro che si legge con positiva leggerezza anche se tra le righe si scorge spesso un languore intriso di nostalgia e un pizzico di cinismo. Ottima l’impalcatura introspettiva dei personaggi che si muovono nella storia come protagonisti nella scena della vita con le loro debolezze, ossessioni ma sempre, in fondo, con molta umanità. Traspare dalla storia un attaccamento alle proprie origini che se da un lato riflettono vicende non sempre felici, dall’altro identificano uno dei momenti più belli della vita : quello della giovinezza. Anche il sesso è vissuto dal protagonista come una sorta di routine necessaria al di là di sottili, probabili risvolti sentimentali. 13 sotto il lenzuolo parla di un giovane rampollo di una nobile famiglia in decadenza dove le figure genitoriali non sono certo un esempio positivo. Il giovane protagonista in fondo, e comunque, fa tesoro dei comportamenti defraudanti del padre per trarne vantaggio ed arricchirsi, aiutato da una serie di vicissitudini positive. La storia attraversa un arco di tempo che va dai primi anni ottanta ai trent’anni successivi con riferimenti storici alla musica ed al cinema di quegli anni . Federico Nugnes Peluso, questo è il nome del protagonista, ritorna nel suo paese natio Sprusciàno nel sud Puglia lasciando momentaneamente Milano, meta dei suoi studi universitari, per lavorare in un Hotel del luogo dove poi incontrerà la donna della sua vita: un attricetta che attraversa un precoce viale del tramonto con una troup cinematografica che tutto è, tranne quello che vuol sembrare.  Il protagonista vive la sua vita con spregiudicata avvenenza , con spensierata sete di scoperta che lo porta ad una accelerazione di vissuti dove non c’è spazio per la riflessione, dove i sentimenti degli altri sono d’ impedimento ma dove, se prevale l’intelligenza , il tutto poi torna ad una propria rivincita sociale ed affettiva.

venerdì 12 ottobre 2012

Il romanzo osceno di Fabio di Luciano Pagano



Il romanzo osceno di Fabio", scritto da Luciano Pagano e pubblicato dal 21 settembre sul profilo twitter @romanzosceno, è il primo romanzo italiano scritto interamente in tweet. "Non è quindi una collezione di aforismi, pensieri, battute, racconti in un solo tweet, romanzi in un solo tweet, o qualsiasi altra forma ‘particolare’ e ‘particellare’. Si tratta di una storia, se vogliamo una storia a pezzetti"
"Il romanzo osceno di Fabio" racconta la storia di due amanti, il giovane Fabio, regista precario e la Marchesa, ricchissima moglie di un uomo d'affari. La Marchesa convincerà Fabio a seguirla in un progetto terribile, quello di aiutarla a eliminare il marito. Tweetnoir, Twhiller, storia d'amore o semplice tresca andata a male, "Il romanzo osceno di Fabio" diverte e tiene alta la suspence, tweet dopo tweet. O almeno così dicono.



I nipoti di Scanderbeg di Artur Spanjolli (Besa)



La vicenda, narrata in prima persona, racconta del secondo esodo di migliaia di albanesi verso le coste pugliesi, nell’agosto del 1991. Andi parte da Durazzo inseguendo il sogno di una vita migliore. L’Italia, l’Occidente rappresentano per la popolazione albanese una forte attrattiva in un periodo in cui in patria la miseria e il disordine, seguiti alla caduta del regime comunista, imperversano. Il viaggio della speranza di Andi dura 16 ore e a esso fanno seguito molti giorni trascorsi all’addiaccio nel porto di Bari. Le razioni alimentari scarseggiano, la situazione è al limite dell’umana sopportazione. Andi, al porto di Bari con lo zio, finge un malore per guadagnarsi un posto nell’accampamento medico, dove resterà per molti giorni e dove avrà la fortuna di rifocillarsi meglio di altri, di dormire decentemente e di lavarsi. Andi continua a fantasticare di una nuova vita, pensa al modus vivendi occidentale come a una conquista; immagine che cozza però con l’estrema tragicità della situazione reale vissuta in quel limbo. Dopo una settimana, Andi viene rispedito in Albania assieme ad altri profughi, in aereo, ma non abbandonerà il suo sogno italiano.

Artur Spanjolli è nato a Durazzo nel 1970. Dal 1992 vive in Italia, dove si è laureato in lettere. Artista e poeta, con Besa ha pubblicato Eduart (2005), La Teqja (2008), Cronaca di una vita in silenzio (2010) e La sposa rapita (2011).


Piccoli seminaristi crescono (Negroamaro) di Alfredo Romano a Nardò



Piccoli seminaristi crescono (Negroamaro) di Alfredo Romano sarà presentato domenica 14 ottobre 2012 alle ore 19.00 alla Sala Roma di Piazza Pio XI a Nardò. Introduce Norberto Pellegrino (Presidente Caffè Letterario di Via Roma a Nardò). Relatore sarà Pier Paolo Tarsi. L’appuntamento è organizzato dai Presidi del Libro di Nardò e dal Caffè Letterario di Via Roma.

Così, con tonaca, zimarra e "saturno" in testa, inforcai la bicicletta per recarmi dal dentista. Che bello era pedalare tutto solo per le vie della città. Mi voltavo a destra e a manca catturando in libertà l'aria impregnata della tarda primavera, le ignare facce della gente per strada, i variopinti colori dei vestiti, le facciate delle case e dei palazzi, le insegne dei negozi, le strida delle rondini... Avevo come l'impressione che tutti si voltassero a guardarmi e dicessero:"Nah, cce beddhu papiceddhu sta be ppassa! (Toh, che bel piccolo prete sta passando!)". Pedalavo con disarmante incantamento e, come capita quando si è innamorati, avevo voglia di abbracciare tutto il mondo, di far partecipe ogni passante della mia manifesta e sconfinata felicità.



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giovedì 11 ottobre 2012

Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald (Minimum Fax). Intervento di Vito Antonio Conte



È raro, molto raro, che rilegga un libro. Ché già una vita intera non basta per leggere tutto quel che meriterebbe d’esser letto… Ma quest’estate (ormai quasi andata) ho ripreso qualche vecchia lettura e qualche classico (che non guasta mai). Non vi dirò di Piero Chiara e di alcune sue pagine che ho riaperto, né d’altri libri spolverati, ma di un classico che ho letto dopo tanto che volevo farlo: “Il grande Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald. Perché? Perché parlarne ancora? Dopo tutta l’attenzione di cui ha già goduto, e dopo tutte le “scritture” che ne hanno sviscerato il corpo e l’anima, e dopo tutti i film? Potrei rispondere: “per il mio gusto”! Oppure: “per la sua attualità”! O ancora: “perché a febbraio dell’anno che verrà ci sarà la prima del remake del film già interpretato (nel 1974) da Robert Redford e Mia Farrow”! Confesso che sono curioso di vedere la pellicola in 3D di Baz Luhrman e scoprire Leonardo DiCaprio che ci prova con Carey Mulligan, ma –invero- la ragione per la quale vado spendendo qualche parola per questo libro del 1925 è che mi sento più padre e con questa maggiore consapevolezza guardo i miei figli e, nel contempo, sento lo sguardo di mio padre. Sorvolerò su molto, dunque, e lascerò a chi ne avrà voglia l’approfondimento sugli anni venti, su quel che hanno significato gli otto milioni e mezzo di morti e gli oltre venti milioni di feriti irreversibilmente contati all’indomani della prima guerra mondiale, sulla voglia di svago cercata e trovata dai giovani, sull’emancipazione dagli archetipi preesistenti per abbracciare la liberazione dell’individuo, sul boom economico e dei mass media (iniziato con la radio), sull’incredibile mutamento delle arti e, in una parola, sulle cause che hanno aperto al mondo l’ingresso nell’era moderna. Sorvolerò sulla rovina del 1929. E pure sulla degenerazione del sogno sorvolerò. Ascolterò senza nostalgia il jazz del mitico Duke Ellington, farò un passo di fox-trot, guarderò belle gambe saltellare nel charleston, e cercherò di struggervi dentro (soltanto un po’) con un tango. Soltanto musica. Nient’altro. Ché tutto quel che ho cennato –tutt’intero- sta ne “Il grande Gatsby”. Io vi dirò altro. Poc’altro. Che riguarda oggi. E, forse, lo stesso disfacimento d’allora. La mia è stata un’infanzia serena… grazie (anche) a mio padre. E poi ho (più di prima) piena coscienza dell’importanza di mio padre per la mia scrittura… Non è un caso che l’incipit de “Il grande Gatsby” scomodi questo rapporto genitoriale: “Negli anni più vulnerabili della giovinezza, mi padre mi diede un consiglio che non mi è mai più uscito di mente. <Quando ti vien voglia di criticare qualcuno> mi disse <ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu>. Non disse altro, ma eravamo sempre stati insolitamente comunicativi nonostante il nostro riserbo, e capii che voleva dire molto più di questo. Perciò ho la tendenza a evitare ogni giudizio, un’abitudine che oltre a rivelarmi molti caratteri strani mi ha anche reso vittima di non pochi scocciatori inveterati”. Non dirò nulla, quindi, che abbia a che fare con il ruolo paterno nell’educazione né con altro che non sia quel che ho appena espresso, ossia qualcosa di molto particolare che, a ben vedere, può valere per pochi, per chi –come me- scrive… Saranno stati gli ultimi avvenimenti, le recenti esperienze, questo (e qualche altro) libro, ma credo che qualunque scrittura (e, soprattutto, il romanzo) non possa prescindere da quel ch’è stato (e/o da quel ch’è) il rapporto tra chi scrive e suo padre. Comunque. Nel bene e nel male. Ovvio. E senza distinzione (ultronea) di scrittura maschile e femminile. Senza scomodare scienza alcuna. È una consapevolezza iniziata con una sensazione e diventata sempre più forte nel tempo. Non so dire per quale ragione precisa. Se una ragione precisa c’è. C’è che questo percepisco. Non mi va di indagare. Per me è così. E mi fido. Ché “Ognuno pensa di possedere almeno una delle virtù cardinali, anche la più piccola, e questa è la mia: sono una delle poche persone oneste che io abbia mai conosciuto”. Semmai ho scritto qualcosa di degno d’esser ricordato, semmai ancora dovesse accadermi di farlo, è e sarà perché c’è il respiro di mio padre… Credo che il sogno di ogni scrittore sia quello di non finire mai di scrivere (…) e di pubblicare un solo libro, l’unico che non finirà al macero, quello che non ha temperatura sino a allora conosciuta. Ché “Non c’è fuoco né gelo tale da sfidare ciò che un uomo può accumulare nel proprio cuore”. Jay Gatsby (che pure non ho amato…) è stato tutto questo: un uomo sbagliato in un mondo sbagliato capace di regalare in un sorriso “l’intero eterno mondo per un attimo”.

ANIMA LUNGA DI STEFANO CRISTANTE (BESA EDITRICE)



Sguardi sul presente che hanno valore di tagli e ferite, dove il fatto sentimentale si snoda come un pericolo attorcigliato sulle reciproche e irriducibili alterità degli amanti e dove la costruzione dei rapporti affettivi passa per materiali irrazionali – premonizioni, percezioni, immedesimazioni istantanee, deja vu – che solo i versi poetici hanno una speranza di poter trattare. Stefano Cristante investe nel dialogo a distanza con i classici della poesia italiana le proprie chance di scrittura. Verso libero ed endecasillabo rappresentano la sostanza formale dei versi di Cristante che, nella parte finale, trasmigrano nella prosa poetica (agganciata alla creazione di una personale cosmogonia), prima di congedarsi con un inno alla solitudine che chiarisce il suo tragitto narrativo e il suo obiettivo esistenziale.

 Stefano Cristante (Venezia, 1961) è sociologo dei processi culturali e comunicativi presso l’Università del Salento. Anima lunga è la sua terza raccolta di versi, dopo Il rosso dell’oblio (1991) e Visite inattese (2007).

Maurizio Fumarola-Mauro e Simonetta Grezzi presentano "Quelli di Brioni...i figli degli anni terribili" (Besa editrice). Ospite dell’appuntamento l'On. Alfredo Mantovano



Sabato 13 Ottobre alle ore 17.00, presso l'Hotel President di Lecce (Via Salandra), l'avv. Maurizio Fumarola-Mauro e Simonetta Ghezzi parleranno del loro "Quelli di Brioni...i figli degli anni terribili" (Besa editrice). Modera l’Avv. Rodolfo Petrucci. Ospite dell’appuntamento l'On. Alfredo Mantovano.

Dopo sessant’anni Fumarola rompe il silenzio e racconta la propria esperienza nel IX Corso per allievi ufficiali di complemento di Marina, che subì la vergognosa cattura e il conseguente trasferimento nei campi di concentramento nazisti.
La storia di un giovane catapultato da un tranquillo ambiente di provincia alle prove atroci della deportazione e della prigionia, narrata per uscire da quel profondo disorientamento che colpì i reduci quando constatarono amaramente che alcuni avvenimenti storici fondamentali erano stati travisati o compresi parzialmente, e che un ampio settore bellico, compreso tra Istria, Balcani ed Egeo, in cui si era consumato il sacrificio di più di un milione di militari, era stato trascurato o addirittura dimenticato.

Solo oggi che aguzzini e vittime sono entrati tutti “nello stesso stato d’innocenza”, ci si chiede se sia finalmente giunta l’ora non di riscrivere la storia, ma di comprenderla fuori da schemi preconcetti, imposti politicamente. In questo senso il testo si prefigge lo scopo di offrire, attraverso una sofferta testimonianza e prescindendo dall’ottica di una sola nazione e di un solo schieramento, una visione più completa e un giudizio più equanime sul significato di quanto in quegli anni terribili accadde.



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mercoledì 10 ottobre 2012

Alcune Verità non si possono tacere!

Politiche della felicità. Controstoria della filosofia. Vol. 5 di Michel Onfray (Ponte alle Grazie)



Come rifondare la sinistra? Onfray non ha dubbi: ispirandosi ai coraggiosi filosofi che, nell'Ottocento, seppero ripensare la felicità umana e tradurla in programma politico. L'anarchico Bakunin, gli utopisti Fourier e Owen, il "liberalista radicale" John Stuart Mill, l'utilitarista Jeremy Bentham progettarono infatti nuove umanità liberate, basandosi sui principi della felicità materiale per il massimo numero di persone: un ideale anche oggi perseguibile e da perseguire a fondo. Proseguendo la sua opera di demistificazione di venticinque secoli di storiografia filosofica, Onfray dedica questo suo nuovo libro a mostrare la dimensione utopica degli edonismi liberali ottocenteschi e a sottolineare le potenzialità degli edonismi socialisti, comunisti, libertari e anarchici. Contro un aspetto importante della mitologia marxista, che relega nell'utopia ogni altro pensiero socialista, Onfray riabilita varie forme di socialismo che anticiparono acquisizioni moderne: un socialismo femminista con Flora Tristan, individualista con Stuart Mill, sperimentale con Owen, gnostico dionisiaco ed ecologico con Fourier, libertario con Bakunin. Un inno all'epoca filosofica che ha saputo immaginare futuri possibili forse più di ogni altra; una dimostrazione definitiva della validità e della fecondità del pensiero di tanti dei suoi filosofi cosiddetti minori.

martedì 9 ottobre 2012

La fisica del diavolo di Jim Al-Khalili (Bollati Boringhieri)



Jim Al-Khalili è un fisico teorico di grande talento comunicativo. Per lui i paradossi apparentemente insolubili sono un'ottima occasione per spiegare come funziona la scienza. Per questo ne ha scelti nove, tra più e meno noti, e sulla loro traccia ha costruito questo libro, divertente, stimolante, ironico e che ha la capacità di sconcertare con la semplice accumulazione di elementi imprevedibili. Insomma, un libro che non lascia riposare la mente. Si va dal classico paradosso di Achille e la tartaruga (del quale però scopriamo un insospettabile risvolto quantistico) alla più semplice domanda che l'uomo può farsi guardando la volta stellata: perché di notte fa buio? Sembra incredibile, ma dietro a questa domanda apparentemente banale si nasconde una delle più eclatanti scoperte della fisica contemporanea, che era lì, alla portata degli esseri umani fin dalla preistoria, ma che ha trovato una soluzione plausibile solo pochissimo tempo fa. Incontreremo anche l'inquietante diavoletto di Maxwell, il povero gatto di Schrödinger, che è contemporaneamente vivo e morto, lo strano caso degli oggetti che si accorciano viaggiando, quello ancor più strano del tempo che si dilata e si contrae a suo capriccio, per non dire del mistero (paradossale anch'esso, grazie a un'intuizione di Enrico Fermi) della vita extraterrestre. Sono i diabolici paradossi della fisica, che danno da pensare, ma alla fine hanno una soluzione insperata.

lunedì 8 ottobre 2012

Esce per Chiarelettere L’Illusionista a cura di Pino Corrias, Renato Pezzini e Marco Travaglio



Esce per Chiarelettere L’Illusionista a cura di Pino Corrias, Renato Pezzini e Marco Travaglio. Il regno di Umberto Bossi politico – già barista, fattorino, installatore di antenne, impiegato all’Aci, supplente, infermiere, finto medico, cantante – è durato un ventennio. Come quello di Mussolini, come quello di Berlusconi. Ora che la marcia trionfale che lo ha portato dalla provincia lombarda alla conquista di Roma si è esaurita e un’intera stagione politica si sta chiudendo, è tempo di raccontarne la storia.

Pino Corrias è giornalista e scrittore. Già inviato speciale del quotidiano “La Stampa”, collabora con “la Repubblica”,“il Fatto Quotidiano” e “Vanity Fair”. Dirigente Rai, è sceneggiatore e produttore di film (LA MEGLIO GIOVENTÙ, Rai1 2003). Tra i suoi ultimi libri,VICINI DA MORIRE (Mondadori 2007) e IL CONTABILE E LE MURENE (Feltrinelli 2012).
Renato Pezzini è giornalista de “Il Messaggero”. Ha fondato e dirige “Oblò”, mensile di informazione libera realizzato con i detenuti del carcere di San Vittore. Con Pino Corrias per Rai2 ha curato l’inchiesta MANI PULITE.

Marco Travaglio è vicedirettore de “il Fatto Quotidiano” e collaboratore de “l’Espresso” e della trasmissione di Santoro SERVIZIO PUBBLICO. Dopo il successo di PROMEMORIA, è in scena con lo spettacolo ANESTESIA TOTALE insieme con Isabella Ferrari. Il suo ultimo libro è BERLUSMONTI (Garzanti 2012).

L’ILLUSIONISTA è il primo titolo dei PROTAGONISTI DELL’ANTIPOLITICA, una nuova serie della collana Reverse dedicata ai politici che hanno distrutto la politica e ci hanno portato alla rovina. Economica, politica e morale. Le loro vicende appartengono già alla storia, per questo vale la pena fissarle in un fermo immagine che ne faccia vedere tutti i contorni in un racconto per parole e fatti da non dimenticare. E conservare a futura memoria per ricordarci quanto l’Italia è caduta in basso.


domenica 7 ottobre 2012

Evasori d'Italia. La cura per sconfiggere il male del nostro Paese di Giuseppe Bortolussi (Sperling and Kupfer)



La lotta all'evasione fiscale è uno dei temi caldi di cui il nostro governo si sta occupando, anche attraverso clamorosi controlli e sanzioni. Nel frattempo si alzano, con sempre maggior forza, le voci dei fautori di una "soluzione miracolosa", ovvero la creazione di un sistema - definito "contrasto di interessi" - che ponga in competizione chi, non emettendo fattura, evita il pagamento delle imposte (il fornitore) con chi potrebbe ricavare da quella stessa fattura una diminuzione del proprio carico fiscale (il cliente). Ma attenzione alle "bufale": in realtà dove questo sistema è stato introdotto non ci sono stati risultati positivi e, al contrario, l'evasione fiscale non è diminuita, mentre sono aumentati i costi amministrativi per Stato. Giuseppe Bortolussi, con rigore e dati concreti, ci mette in guardia dai rimedi apparentemente semplici e illustra i vari fallimenti delle misure antievasione, spiegandoci che, contrariamente a quanto di solito affermato dai sostenitori di questo e altri espedienti-panacea, il sistema fiscale in Francia, Germania e negli Usa non è molto diverso da quello italiano. Il problema non risiede nella ricevuta fiscale o nello scontrino non emessi, e un'equa tassazione non si ottiene demonizzando piccolo artigiano, il commerciante o il professionista. Così facendo si rischia una sola cosa: distogliere l'attenzione dalla vera evasione e dalla vera elusione.

sabato 6 ottobre 2012

Bambini all’inferno di Cecilia Gentile (Salani)



Un corridoio sospeso nel nulla, in mezzo al deserto di una terra disabitata, sempre sotto il tiro delle armi israeliane. È l'ultimo chilometro prima di entrare nella Striscia di Gaza dal valico di Erez. L'autrice lo ha percorso in completa solitudine, con paura. Alla fine si è trovata davanti i barbuti di Hamas, i versetti del Corano, i taxi scalcinati che portano lontano dal confine, le montagne di detriti e i bambini che raspano con le mani per raccogliere calcinacci da riutilizzare. Nella Striscia vivono un milione e mezzo di persone, strette tra il blocco israeliano e l'integralismo di Hamas. Oltre la metà sono ragazzi con meno di 18 anni, il 44 per cento bambini con meno di 15. Questo libro è nato dal loro incontro con l'autrice, Cecilia Gentile, che è entrata nella loro vita, li ha fatti parlare e raccontare.

ANTEPRIMA: IMMAGINA LA GIOIA DI VITTORIA COPPOLA ( A NOVEMBRE 2012 PER LUPO EDITORE). ECCOVI LA LETTERA DELL’AUTRICE













“Caro lettore,
Tutto ha avuto inizio più o meno un anno fa. Era il 14 novembre 2011: il mio romanzo d'esordio - "Gli occhi di mia figlia" - è uscito in libreria ed in contemporanea la notizia è comparsa sul web. Sin dalle prime ore, i potenziali lettori sono stati incuriositi dal romanzo per le ragioni più svariate: la trama, la quarta di copertina, la fotografia, realizzata dal fotografo americano Michael McBroom e scelta con gusto dal mio editore, che è stata il primo biglietto da visita per le mie pagine. "Gli occhi di mia figlia" ha fatto parlare di sé su internet: nei blog letterari, nelle pagine di Facebook (ne cito una fra tutte, Libri: Parole d'amare, della giovane e splendida Michela Castagna) dedicate alla lettura e sui forum degli appassionati. Sono stati sempre i lettori a parlare, confrontandosi, interrogandosi. Era dicembre, poco più di un mese dall'uscita in libreria, quando un giornalista del Tg1 – il Dott. Bruno Luverà - che cura, tra l'altro, il focus della domenica dedicato ai libri sulla prima rete nazionale, ha notato il mio romanzo su internet ed ha voluto leggerlo. La lettura si è rivelata per lui emozionante, al punto da spingerlo a premiare "Gli occhi di mia figlia" come "Il libro sotto l'albero di Natale", offrendogli uno spazio all'interno della puntata andata in onda proprio il 25 dicembre. Il passo successivo - su questa inaspettata strada magica - è stato l'inserimento del mio romanzo all'interno del concorso-sondaggio che la rubrica del Tg1 "Billy il vizio di leggere" lancia da qualche anno a gennaio, con lo scopo di fare decretare direttamente dai lettori "Il miglior libro" tra le letture proposte per un intero anno dai giornalisti del Tg1 ai lettori che seguono con passione l'interessante rubrica letteraria. Al di là di ogni aspettativa e - probabilmente - al di là del più bel sogno mai immaginato - "Gli occhi di mia figlia" ha vinto, con ben 162.000 preferenze, nonostante i nomi più alti della letteratura contemporanea gareggiassero anch'essi con opere di indiscutibile valore. La vittoria del concorso ha innescato ulteriore curiosità nei lettori ed anche nei giornalisti di varie testate. Dal Corriere della Sera, a Libero. Da Tutto Libri della Stampa alla rivista Pulp Libri, in un percorso che dalla Puglia è arrivato a toccare ogni regione d'Italia, fino a giornali extra-regionali come Il Centro, principale quotidiano d'Abruzzo o L'Altro Giornale di Verona. Senza tralasciare settimanali di rilevanza nazionale, come Oggi e Tu Style. Diversi sono stati gli spazi dedicati al mio esordio, il passaparola è stato magico e mi ha donato emozioni impagabili. Non è stato certo da meno il sostegno ricevuto direttamente dal mio territorio e dalla mia regione.
I lettori, tutti voi, siete stati fondamentali sin dal primo giorno. È stato un anno in cui grazie ai miei lettori e stimatori ho avuto tantissime soddisfazioni, alcune delle quali fino a ieri mi sembravano sogni. Ho ricevuto il ventennale Premio Vrani, della Città di Borgagne, per aver “onorato e divulgato il buon nome del Salento”: un momento per me indimenticabile. A tinteggiare questa favola dei colori più vivi della mia terra, ha contribuito la partecipazione al catalogo de "La Notte della Taranta", insieme a nomi come Goran Bregovic, Teresa De Sio, Carlo Ossola, Corrado Bologna, Antonio Prete, Lidia Ravera, Caterina Bonvicini, Ornela Vorpsi. Assieme al loro, il mio nome è stato citato all'interno di un'interessante “Lezione leopardiana” su Il Sole 24 Ore, a cura del sopra citato Carlo Ossola. Le testate locali e regionali hanno dedicato continuamente spazio alla mia prima creatura: Nuovo Quotidiano di Puglia, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Corriere del Mezzogiorno, Il Paese Nuovo, Qui Salento, Belpaese. Diversi giornali "free press" e non solo (basti pensare alla sopraggiunta distribuzione nelle edicole, resa possibile grazie a quiSalento, o alla copertina – e non solo - dedicatami da Salento in Tasca. E ancora, Piazza Salento, e tutti gli altri siti che si sono occupati della mia scrittura. La televisione ha voluto interessarsi del "caso della scrittrice sostenuta dal web", con i servizi e gli approfondimenti di Telenorba, Tele Rama, Antenna Sud. Per arrivare a Rai Uno, con il Dott. Marzullo – 'storico' giornalista e scrittore - che mi ha ospitato a Sottovoce e a L'Appuntamento. Ed il giornalista Guido Barlozzetti, che ha voluto gustare "Gli occhi di mia figlia" con il primissimo caffè, nello spazio di Uno Mattina. Poco dopo, Luisella Berrino ha voluto “far conoscere la mia bella storia” agli ascoltatori di Radio Monte Carlo. E ancora – e ancora prima - Radio Uno Rai. Dalla Puglia: Radio Venere, Radio Reteotto, Radio Salentuosi. Dalla Toscana, Radio Siena. Ebbene, in tutto questo vortice, nulla sarebbe valso, se non avessi sentito nel cuore l'affetto della gente. Ho scoperto e apprezzato la solidarietà delle mie 'colleghe di penna'. Due fra tutte, Nicoletta Bortolotti (autrice Sperling&Kupfer, redattrice, splendida mamma pendolare) e Catena Fiorello (attualmente, scrittrice per Rizzoli. Giornalista, autrice televisiva, vulcanica donna che il Salento e non solo sarebbe felice di adottare). Donne straordinarie, perché vere, "senza fronzoli": un po' come me, un po' come vuole fortemente essere la mia scrittura. E il sogno adesso si rinnova e diventa ancora più prezioso: ora c’è una nuova e piccola creatura, che vorrà sfiorare il vostro cuore in speranzosa attesa di essere accolta. "E come credi che mi senta, caro lettore? Beh... Immagina la gioia".”

Qui

Il nuovo appuntamento di Arcadia per il 3 novembre 2012 - Non c’è nulla di accuratamente nascosto che non verrà rivelato (Luca 8:17)


venerdì 5 ottobre 2012

Maria Pia Romano presenta “L’anello inutile” (Besa editrice)



(avvertenza: in caso di maltempo l’evento si terrà presso la Biblioteca di Tuglie). Il libro, giunto alla sua seconda edizione, viene in questa occasione presentato nella sua nuova veste.

Maria Pia Romano a Tuglie (LE) con “L’anello inutile” (Besa editrice) incontrerà il pubblico dei suoi lettori sabato 6 Ottobre 2012, ore 19,30 presso i Giardini Residenza Mosco (Via Cesare Battisti) a Tuglie (LE) nell’ambito del Festival Nazionale del Libro “Impressioni d’autore”. Dialogherà con l’autrice Ilaria Lia, interverrà, insieme a Maria Pia Romano, Simona Cleopazzo. (avvertenza: in caso di maltempo l’evento si terrà presso la Biblioteca di Tuglie). Il libro, giunto alla sua seconda edizione, viene in questa occasione presentato nella sua nuova veste.

Il Salento prende alla gola. E ti sa rubare l’anima. Luogo troppo selvatico per lasciarsi conquistare. Anche la sua gente è così. Qui le tarantate dicevano di sentire la noia all’inizio del male. Gli uomini andavano a fare l’olio nelle viscere della terra, incitando gli animali a spingere la ruota e stordendosi con l’oppio per non sentire la fatica. Nelle campagne che s’incontrano andando dalle Orte verso il faro della Palascia, la terra è rossa. Ci si può perdere, inseguendo il filo rosso che qui lega la terra, il cielo e l’acqua. Un sottile scoloramento di memorie adriatiche. Un annebbiamento dei sensi. Un capogiro. Cosa rimane quando non si ha più niente da perdere?

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000.
Scrive per alcune testate regionali e nazionali e inoltre si occupa di comunicazione pubblica, uffici stampa e organizzazione di eventi. Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, Linfa (LiberArs, 1998), L’estraneo (Manni, 2005), Il funambolo sull’erba blu, (Besa 2008) e La settima stella (Besa 2008) e il romanzo Onde di Follia (Besa 2006). Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. E’ stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011. Finalista al Premio Letterario Nabokov edizione 2011

sabato 6 Ottobre 2012 ore 19,30

Giardini Residenza Mosco (Via Cesare Battisti) a Tuglie (LE)
nell’ambito del Festival Nazionale del Libro “Impressioni d’autore”

Dialogherà con l’autrice Ilaria Lia
interverrà, insieme a Maria Pia Romano, Simona Cleopazzo.




Info

La strada di casa di Gorge P. Pelecanos (Piemme)




A ventisei anni, Chris Flynn sa di essersi già bruciato le migliori chance. Dopo un'adolescenza turbolenta, è finito in un carcere minorile per una sfilza di reati, proprio nel momento in cui i suoi coetanei sceglievano l'università da frequentare. Ma ha imparato la lezione: riconoscere i guai e starne alla larga. E così, quando lui e un ex compagno di prigione trovano una borsa piena di soldi sotto il pavimento che stanno ristrutturando, ordina all'amico e a se stesso di non toccarla. E togliersela dalla testa. È suo padre Thomas, ex poliziotto, a gestire la ditta per cui lavorano. L'uomo ha deciso di dimenticare le delusioni e i conflitti del passato e ridare fiducia al figlio: gli sembra che sia maturato, che si sia rimesso in riga. Il giorno in cui Chris non si presenta al lavoro, però, Thomas sa con certezza che il ragazzo è di nuovo in pericolo. Ma capisce anche che non potrà sempre proteggerlo da ogni male. Stavolta, dovrà lasciare che Chris trovi da solo la strada di casa. Ancora una volta, Pelecanos usa le tinte del noir per parlare dell'America della gente comune, in un romanzo che scava nella complessa dinamica di aspettative e rimpianti, perdono e redenzione che costella il percorso compiuto da un padre e un figlio prima di ritrovarsi.

Recensione di Alessandra Peluso su Il Quinto Accordo. Guida alla padronanza di sè. Un libro di saggezza tolteca di Don Miguel Ruiz, Don Josè Ruiz (Edizioni Il Punto d’Incontro)



Questo manuale sembra lo scrigno della vita perfetta, il paradiso che tutti vorremmo, e che secondo gli autori Don Miguel e Don Josè Ruiz è possibile realizzare in ognuno di noi. Occorre seguire 5 regole fondametali chiamate “Accordi”. Trovare gli accordi come in musica perchè la vita prenda armonia: essere impeccabile con la parola; non prendere nulla in modo personale; non supporre nulla; fare sempre del proprio meglio; essere scettico, imparando ad ascoltare. Questi sono i cinque accordi che derivano dalla saggezza tolteca - i Toltechi vivevano nel Messico meridionale - che ricerca la profonda verità condivisa da tutte le sacre tradizioni esoteriche del mondo. Non è una religione, ma un modo pratico per raggiungere la felicità e l’amore. Pertanto, se c’è qualcuno che fornisce le chiavi della felicità non possiamo non accoglierlo. Ecco che ci si addentra nella lettura magica del libro e qui innanzitutto, don Miguel consiglia ad ognuno di noi, a chi fosse interessato a conoscere queste vie di verità, ad essere impeccabile con la parola. Spiega che ognuno di noi è programmato ad inviare un messaggio, deve però avere il coraggio di raccontarlo, creando così la propria verità che è la vita. Raccomanda di dire sempre ciò che si conosce senza menzogna. Ricorre ad una immagine che sembra richiamare un dipinto di Botticelli: «Se credete di essere un artista, tutto diventa di nuovo possibile. Le parole sono il vostro pennello e la vostra vita è la tela. Potete dipingere tutto quello che volete, potete persino copiare il dipinto di un altro; ma ciò che esprimete è il modo in cui vedete voi stessi, il modo in cui vedete l’intera realtà. Quella che dipingete è la vostra vita, e com’è la vostra vita dipende dal modo in cui usate la parola. Bellissimo consiglio, ma quanti di noi non si lasciano condizionare da qualcuno o qualcosa? E troppi sono i messaggi distorti che inviano ogni giorno i mass-media, che ci convincono a cercare la menzogna e non la verità. Vivere la propria vita nella libertà e nella consapevolezza è una grande vittoria e lo si fa seguendo il secondo accordo: “Non prendere nulla di personale. Non dover più organizzare la propria vita in base alle opinioni degli altri è un grande passo per realizzare la libertà personale. A tal punto, pare che tutte le filosofie vengano meno quando niente è spiegabile se non la propria vita che è perfetta. Mentre, afferma don Miguel ci hanno insegnato da sempre che non siamo perfetti, nulla di più falso, è una grande menzogna da scacciare: ognuno di noi è perfetto ed è messaggero della propria verità che è la vita. Il terzo accordo invece dice: “Non supporre nulla”. Non esiste la menzogna, non esistono i conflitti se non nella nostra mente. Il quarto accordo: “Fai sempre del tuo meglio”. Vivi pensando di vivere la tua vita soltanto tua, dove la mente non è più condizionata dal tiranno, il giudice o la vittima. Ossia “vivi senza giudizi nè pregiudizi”. E infine: “Sii scettico, ma impara ad ascoltare”.  Così con straordinaria serenità e apertura di cuore l’autore invita ad accogliere il suo messaggio e partecipare a realizzare questo sogno: una nuova umanità in cui tutti vivono nel’armonia, nella verità e nell’amore. In questo sogno - aggiunge don Miguel Ruiz - possono partecipare tutti, indistintamente, a qualunque religione o filosofia si appartenga, qualunque sia il maestro, tutti sono invitati a condividere questo sogno.  Il mondo potrà essere cambiato amando se stessi, godendo la vita, facendo del proprio mondo un sogno paradisiaco. I Cinque Accordi vogliono essere gli strumenti per cambiare il proprio mondo. Ed è possibile se si è impeccabili con la parola, se non si prende nulla di personale, se non si suppone nulla, se si fa sempre del proprio meglio e se si è scettici ascoltando, non ci sarà più guerra nella vostra testa: ma ci sarà pace.  E con queste certezze, sapendo di non perdere nulla, che è il caso di accedere a questo “sogno” raccontato nel libro Il Quinto Accordo con amorevole semplicità, come una madre quando narra una fiaba al proprio bambino. Conferisce serenità all’animo, apre il cuore alla speranza. Migliorare la propria vita forse sì è possibile, vale la pena scommettere, come la scommessa di Pascal: «Ogni giocatore azzarda con certezza per guadagnare con incertezza; e azzarda certamente il finito per guadagnare incertamente il finito senza peccare contro la ragione. In un giuoco in cui vi sono eguali probabilità di vincere o di perdere, arrischiare il finito per guadagnare l’infinito ha evidendemente la convenienza massima». La dottrina pascaliana per credere in Dio, io la adotto per credere in se stessi.  

giovedì 4 ottobre 2012

Come fuoco nell’arca di Marisa Pelle (Besa editrice)



Gocciole di cera che il tempo// ha rappreso sulla pelle// le nostre ore sommesse silenziose// Luce affilata che deflagra// da una candela spenta// tersa alabastrina// luce che s’interna nel tessuto// delle cose.


Marisa Pelle, calabrese di origine, è nata ad Ardore ( RC ). Ha pubblicato le seguenti sillogi di poesie: Fiore di cactus (Messina 1987), Scagliosi silenzi (Messina 1991), Fatamorgana (Messina 1996), Sulla cifra del tempo (Messina 2004), Sul crinale del giorno (Besa, Nardò 2008), Dai gradini del Persephoneion (Besa, Nardò 2010) che hanno riscosso il consenso dei critici e sono risultate finaliste in occasione di varie rassegne letterarie. Sue poesie, edite e inedite, sono presenti in diverse antologie e in alcune riviste letterarie; in particolare è risultata finalista per l’edito al Premio A. Contini Bonacossi 2009 con la silloge Sul crinale del giorno, al Premio Rhegium Julii – Inedito 2010 con la silloge Dai gradini del Persephoneion e Inedito 2011 con la silloge L’ala mancante. Il suo profilo letterario e una scelta della sua produzione sono inseriti nell’Antologia a cura di Carmelo Aliberti Poeti siciliani del secondo Novecento (Bastogi Ed. 2003), nella Letteratura italiana Poesia e narrativa dal secondo Novecento ad oggi, a cura di Lia Bronzi - vol. II (Studio critico e testi) – Bastogi Ed. 2007-2008 e nell’Antologia internazionale Poeti della nuova frontiera “Segnali 2008-2009” a cura di Paolo Borruto.(RC) e in “Segnali e Interventi 2010” a cura di Paolo Borruto (RC).


Il manoscritto ritrovato ad Accra di Paulo Coelho (Bompiani)



14 luglio 1099. Mentre Gerusalemme si prepara ali invasione dei crociati, un uomo greco, conosciuto come II Copto, raccoglie tutti gli abitanti della città, giovani e vecchi, donne e bambini, nella piazza dove Pilato aveva consegnato Gesù alla sua fine. La folla è formata da cristiani, ebrei e mussulmani, e tutti si radunano in attesa di un discorso che li prepari per la battaglia imminente, ma non è di questo che parla loro il Copto: il vecchio saggio, infatti, li invita a rivolgere la loro attenzione agli insegnamenti che provengono dalla vita di tutti i giorni, dalle sfide e dalle difficoltà che si devono affrontare. Secondo il Copto, la vera saggezza viene dall'amore, dalle perdite sofferte, dai momenti di crisi come da quelli di gloria, e dalla coesistenza quotidiana con l'ineluttabilità della morte. "Il manoscritto ritrovato ad Accra" è un invito a riflettere sui nostri princìpi e sulla nostra umanità; è un inno alla vita, al cogliere l'attimo presente contro la morte dell'anima.

mercoledì 3 ottobre 2012

Exit di Alicia Giménez Bartlett (Sellerio)



Exit è una villa di campagna immersa nella natura. Un giardino lussureggiante, stanze e saloni arredati con gusto, quadri antichi, candelabri sul caminetto, lucenti cassettoni sui soffitti. Qui, nell'annuncio abbagliante della calura estiva, uno alla volta arrivano gli ospiti. Due giovani donne: Clarissa, fragile e intensa; l'elegante Pamela, bella quanto caustica. Il finanziere Finn, uomo raffinato e colto, eccellente conversatore. La vedova Tevener, una signora con i capelli rossi allegra e sensuale. Il signor Ottosillabo, macchinista ferroviere, il poeta Léonard, capelli a spazzola e sguardo penetrante, sempre capace di provocare gli altri. In poco tempo diventeranno intimi e amici, pronti a vivere e a dissolversi nel gioco del destino e della passione. Gli ospiti sono stati accolti da due medici in camice bianco e dall'infermiera Matea, specializzata in psicologia, che prepara cene e pranzi squisiti. Sottili fette di roast beef, uova e salsicce, scintillanti frittate, teglie con pasticci di carne e formaggio, aringhe affumicate e cestini traboccanti d'uva. La musica accompagna il passare del tempo, tra canzoni tzigane e boleri, sonate al chiaro di luna e contagiose melodie jazz. Tutti insieme, gli ospiti, i medici e l'infermiera, condividono colazioni e banchetti, passeggiate, escursioni, chiacchiere e battibecchi.

martedì 2 ottobre 2012

L’uccello del malaugurio di Camilla Läckberg (Marsilio)



Fjällbacka sta per lasciarsi alle spalle un altro dei suoi lunghi inverni silenziosi, e nella Giunta cittadina c'è chi è ansioso di attirare l'attenzione sul piccolo centro della costa. Quale occasione migliore di un reality show, con telecamere piazzate dovunque a riprendere luoghi e persone che entreranno nelle case di decine di migliaia di telespettatori? La proposta è approvata, i riflettori puntati, ma l'arrivo del cast crea non poco scompiglio, tanto più che il produttore, consapevole che gli scandali aumentano l'audience, si diverte ad alimentare le tensioni tra i concorrenti. Ma il trambusto mediatico rischia di assorbire anche le risorse della polizia, e il vicecommissario Patrik Hedström, già distratto dai preparativi per il suo matrimonio con Erica, è in affanno: le indagini su una donna morta in circostanze sospette vanno a rilento. Cercando faticosamente di mettere insieme i pezzi di un caso dai mille colpi di scena, tra minacce, segreti e sterili menzogne, Patrik trova un diario e vecchi ritagli di giornale che potrebbero contenere indizi preziosi. E anche un collegamento con un caso molto simile avvenuto solo qualche anno prima. Non gli resta che insistere, per arrivare ad aprire una breccia nel muro di silenzio che la piccola comunità di Fjällbacka erge a difesa della propria immagine, che vuole conservare irreprensibile.

lunedì 1 ottobre 2012

Non tutte le verità possono essere rivelate - 3 novembre 2012


Un amore di angelo di Federica Bosco (Newton Compton Edizioni)



"Libera di danzare senza schemi e regole ferree, libera di studiare con chi volevo senza più obbedire ai canoni rigidissimi delle scuole prestigiose o ai capricci di insegnanti frustrati, libera di esprimere me stessa". Mia ha avuto l'occasione che attendeva da sempre: un'audizione alla Royal Ballet School. Ma quando si è trovata su quel palco, quando ha capito che la possibilità di entrare in quella scuola era a portata di mano, ha sentito di non voler rinunciare alla libertà di danzare senza regole, vincoli, costrizioni. Accanto a lei, anche nelle decisioni più difficili, c'è sempre stata la voce di Patrick, eterea presenza che non la lascia mai. Dopo il suo "no" alla Royal, per Mia può iniziare una nuova vita: lei e Nina, superate finalmente tutte le incomprensioni che le avevano divise, decidono di trasferirsi a Londra. Mia trova una scuola d'arte che la entusiasma, la Brit, mentre Nina prova a frequentare un corso di giornalismo. Ma Londra non è solo divertimento e cambiamenti: le due amiche dovranno anche affrontare la difficile gravidanza di Nina. A sostenerle, come sempre, ci sarà l'incorporea figura di Patrick. Finché un giorno...