martedì 6 novembre 2012

“La Terza Rivoluzione Industriale” di Jeremy Rifkin, edizioni Mondadori. Intervento di Vander Tumiatti (Imprenditore e fondatore di Sea Marconi Technologies)



 E’ solo questione di tempo; l’era del petrolio sta volgendo alla fine e il prezzo dell’oro nero salirà nei prossimi decenni fino a raggiungere un picco insostenibile. Nel frattempo le emissioni di anidride carbonica derivanti dalla combustione dei fossili sta elevando la temperatura della Terra e minacciando un cambiamento nella chimica e nel clima globale del pianeta che non ha precedenti. Si tratta di fattori che influenzeranno pesantemente tutte le decisioni politiche ed economiche dei prossimi cinquanta anni. La questione fondamentale a questo punto è:  come far crescere un’economia globale sostenibile uscendo dal paradigma di un regime energetico giunto ormai al capolinea, i cui costi esternalizzati, economici e ambientali, sono ormai inaccettabili?  Una risposta a questa domanda si trova nell’ultimo libro di Jeremy Rifkin, “La terza rivoluzione industriale”, uscito da poco anche in Italia per le edizioni Mondadori. Un libro fondamentale, che ho letto con grande interesse e che consiglio vivamente a tutti coloro che desiderino comprendere cosa ci prospetta il futuro e cosa stanno facendo i governi mondiali per esplorare nuovi modelli energetici ed economici che consentano di avvicinarsi il più possibile all’obiettivo “emissioni zero” di carbonio. Ma Rifkin non si limita a descrivere gli scenari futuristici dell’energia e dell’ambiente. Egli compie invece un’analisi approfondita che, partendo dai principali accadimenti storici dell’economia mondiale, ricostruisce gli stretti rapporti sinergici tra energia e comunicazione, fino a prefigurare una rete mondiale di distribuzione intelligente dell’energia basata sul modello rappresentato dal web. Secondo l’autore, la Terza Rivoluzione Industriale comincia a spuntare all’orizzonte e la prima regione al mondo che riuscirà a sfruttare il suo pieno potenziale guiderà lo sviluppo economico per il resto del secolo. L’Unione Europea, ha fatto le sue prime mosse, stabilendo che, entro il 2020, il 20% di tutta l’energia prodotta sarà generata da fonti rinnovabili. Impegnandosi per un futuro di energia rinnovabile l’UE ha gettato le basi per un’era economica sostenibile e ad emissioni zero. Non basterà, però. Sarà necessario aggiungere almeno due pilastri: l’introduzione di tecnologie di idrogeno insieme ad altre tecnologie quali batterie e ri-pompaggio idrico per immagazzinare le forme intermittenti di energia rinnovabile; e la creazione di reti energetiche intelligente di dimensioni continentali ( smart “intergrid” ), per fare sì che forme distribuite di energia rinnovabile siano prodotte e distribuite con la stessa facilità di accesso e trasparenza di cui oggi godiamo con la produzione e l’informazione su internet. Il libro descrive dettagliatamente i punti fondamentali da realizzare per gettare le fondamenta della Terza Rivoluzione Industriale e di una nuova era energetica per l’Unione Europea. Per Rifkin sono addirittura cinque i “Pilastri” complessivi su cui dovrà poggiare questo nuovo paradigma che è la TRI: 1) la scelta definitiva dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili; 2) la trasformazione del patrimonio edilizio in impianti di micro-generazione; 3) l’impiego dell’idrogeno e di altre tecnologie di immagazzinamento dell’energia in ogni edificio; 4) l’unificazione delle reti elettriche dei cinque continenti in una inter-rete per la condivisione dell’energia; 5) la riconversione dei mezzi di trasporto, pubblici e privati, in veicoli ibridi elettrici e con celle a combustibile capaci di utilizzare e produrre energia. La transizione verso questa nuova era, secondo l’autore, sarà accompagnata anche da una robusta ripresa occupazionale. Citando i ricercatori dell’Energy and Resources Group e della Haas School of Business dell’Università di Berkeley, Rifkin evidenzia come, sulla base delle proiezioni provenienti da numerosi e approfonditi studi, “abbattendo il tasso annuo di crescita della generazione elettrica della metà e puntando a una quota del 30% dei consumi energetici da fonti rinnovabili, negli USA si creerebbero  circa 4 milioni di anni di lavoro entro il 2030. In Germania, nel 2003, vi erano 260.000 occupati nel settore delle energie convenzionali (carbone, petrolio, gas e uranio), solo quattro anni dopo, nel 2007, il campo delle energie rinnovabili occupava 249.330 persone. Un dato straordinario, soprattutto se si pensa che queste ultime coprivano solo il 10% dei consumi energetici primari. In pratica, una percentuale così bassa di energie rinnovabili - sottolinea Rifkin -  ha creato tanti posti di lavoro quanto tutte le alte fonti energetiche nel loro complesso!  Ma il caso spagnolo è ancora più eclatante: l’economia di questo Paese conta più di 188.000 occupati nelle energie rinnovabili, vale a dire cinque volte i posti di lavoro creati dal settore energetico convenzionale. E si noti che queste previsioni tengono conto solo del primo e secondo “pilastro” e sono quindi da considerare approssimate per difetto. Un messaggio che non dovrebbe restare inascoltato dai governi di Paesi, come il nostro, alla spasmodica ricerca di nuove prospettive di crescita e di sviluppo occupazionale. Da noi vi sono regioni (in senso geografico) ricche di creatività, arte, bellezza, storia e cultura,  ma anche di sole, biomasse residuali dall’agricoltura, di vento.  Per loro le energie rinnovabili distribuite potrebbero essere la chiave per incamminarsi con decisione sulla strada di un benessere diffuso e rispettoso dell’ambiente, capace non solo di creare opportunità di lavoro ancora inimmaginabili, ma anche di favorire la transizione verso una società più giusta, verso modelli culturali condivisi, più evoluti e consapevoli. E chi ha orecchie per intendere, intenda.

(articolo apparso su Paese Nuovo del 1 novembre 2012) 

lunedì 5 novembre 2012

Federico II. sacralità e potere di Massimiliano Macconi (Ecig)



Poche figure di prìncipi, re o imperatori poterono vantare una così vivida e ricorrente presenza nell'immaginario collettivo quanto Federico II di Svevia, figlio di Enrico VI e di Costanza d'Altavilla "che del secondo vento di Soave / generò 'I terzo e l'ultima possanza" (Dante). Crociato e scomunicato, celebre per la sua sensibilità poetica e per le sue curiosità "scientifiche" - fu autore di un fondamentale trattato di falconeria -, re di Sicilia e di Gerusalemme, Sacro Romano Imperatore, lo Svevo si trovò anche fortemente impegnato in un confronto politico di notevole portata con il Papato e con i Comuni della Lega lombarda. Questo studio delinea una panoramica delle sfumature della sacralità del potere che circondarono questa carismatica personalità: la nascita "divina", il culto solare, il concetto politico-giuridico-religioso di lesa maestà, le presenze escatologiche e i rituali degli ingressi trionfali, il mito della regalità eterna sono qui esaminati in relazione a questa figura centrale del Medioevo europeo.


Prefazione / Introduzione

Nessun sovrano medievale, eccetto forse Carlo Magno, fu ammantato di sacralità quanto Federico II di Svevia. Certo, egli non ottenne quella santità tributata post mortem al suo contemporaneo Luigi IX di Francia; anzi, quando Federico morì, nel 1250, gravava ancora su di lui la scomunica inflittagli da Gregorio IX nel 1239, scomunica corroborata dalla deposizione del sovrano svevo sancita da Innocenzo IV al concilio di Lione,nel 1245.
Tuttavia, una considerevole quantità di fonti federiciane, e primi fra tutti i documenti redatti copiosamente dalla cancelleria del sovrano, riguarda quell'aspetto sacrale del potere a cui Federico II, innegabilmente, ricorse per tutta la sua esistenza e che accompagnò la sua figura per tanti anni ancora dopo la sua morte, investendo così il suo personaggio di un alone leggendario. Ancora oggi, nella cattedrale di Palermo, ai piedi del sarcofago in porfido in cui colui che dai suoi contemporanei fu chiamato stupor mundi riposa accanto alle tombe dei genitori Enrico e Costanza e del nonno materno Ruggero, fiori sempre freschi testimoniano la continuità del mito di Federico II.

sabato 3 novembre 2012

In libreria Rosso totale, di Fabio Calenda (Laurana)



Patrizia e Michele, due ragazzi di opposta estrazione sociale, ribelli verso il proprio destino. Sullo sfondo, il mito della rivoluzione: non più prerogativa solo degli oppressi e degli emarginati, ma anche dei figli della Roma bene, come succede in Rosso totale, intenso romanzo di Fabio Calenda.
Sotto i nostri occhi scorrono gli anni Settanta, vividi come non mai, ripresi da un’angolazione del tutto inedita. Oltre a Patrizia e Michele ci sono Paolo, Lisa, Guido e via via gli altri, sempre più immersi in un clima di sfida. Una sfida contro il potere della politica e della società, di volta in volta compiacente o repressivo a seconda degli interessi in gioco? Oppure contro il potere che si cela all’interno delle mura domestiche? In ogni caso un potere mascherato da indifferenza, ma che può anche rivelarsi più feroce quando si manifesta nel rancore irriducibile di una madre nei confronti di sua figlia. In un continuo mutamento di prospettiva, tra pulsioni ideali e deliri ideologici, tra impegno sociale e protagonismo narcisistico, Rosso totale ci dice anche quello che non sapevamo sugli Anni di piombo. E oltre.

venerdì 2 novembre 2012

Intanto il tempo di Mia Lecomte (La Vita Felice). Prefazione di Gabriela Fantato.

“Mia Lecomte da molti anni esplora le azioni di uomini e donne che agiscono nelle zone di confine, cammina intorno alle possibilità che i linguaggi, unendosi, hanno di non far precipitare la realtà in uno sfascio insanabile. La democrazia con cui dà il via a questo nuovo libro non è una parola, non soltanto, ma il salto improvviso verso la conoscenza. In termini di pura energia si tratta di liberare le grammatiche a uso dei bambini, perché questi possano piegare il paesaggio alla loro idea dei colori. Ecco, proprio in mezzo a queste tinte pure e sature si misura l’odore dei pastelli e della carne innamorata in tutti quei gesti che quotidianamente lasciamo andare, mentre Mia trattiene tutto nelle sue parole, quelle che producono calore anche soltanto descrivendo l’a­pertura di una scatola di pomodoro. E dunque si capisce bene come l’universo può essere pulito proprio nei suoi recessi microscopici, e dato che la realtà è una serie di onde e particelle che tutto possiedono meno che una misura, sembra inutile tentare di uscirne. Tanto vale concludere che basti un pomeriggio per togliere la polvere. Nel sistema della poesia non c’è differenza fra piccolo e grande. Un giorno è bastevole perché faccia esistere il giorno successivo, e così via. Fra i mobili dell’Ikea e gli anelli di Saturno che diffe­renza c’è? C’è che una poetessa come Mia è capa­ce di istruire sul sorvolo delle lune di Giove come si trattasse di una partita a biglie. La semplicità della sua materia ha il fascino di una valigia pre­parata con cura, ma senza perdere tempo. Tutte cose adeguate perché la sua poesia lasci perdere la chincaglieria oggi in uso (ma i più ingannevoli sono certi presuntuosi giovinetti), e per smetter­la una buona volta con i travestimenti. […]. Mia riesce a dirci che siamo noi a voler far esistere la poesia (“molto poesia”) a ogni costo, contrastando l’allontanamento delle cose, la loro voglia di svanire. La sua scrittura ci parla di un tentativo (certamente riuscito) quasi figurativo perché si trovi un equilibrio tra voglia di sparire e capacità di restare al mondo, soprattutto degli oggetti. Gli oggetti che spesso ci permettono una consistenza, un sentirsi tridimensionali e pieni di qualcosa in mezzo al caos del tempo e della materia. Ecco, in Intanto il tempo, fuori dalle integrazioni, tutto questo c’è. E funziona. E lavora. (dalla postfazione di Elio Grasso)

giovedì 1 novembre 2012

CONFESSIONI DI UN ILLUMINATO DI LEO LYON ZAGAMI (UNO EDITORI) A MONTERONI (LECCE)



L’Ordo Equestris Templi Arcadia in collaborazione con il Comune di Monteroni presentano il 3 novembre 2012 alle ore 18,00 presso il Palazzo Ducale Lopez Y Royo, “Confessioni di un illuminato” (vol. I-II-III) di Leo Lyon Zagami edito da Uno Editori (http://www.unoeditori.com/). Presenterà il giornalista Raffaele Polo. Sono previsti i saluti  dell’amministrazione comunale di Monteroni e di Zanzarella Valentino (Presidente e Gran Maestro dell’Ordo Equestris Templi Arcadia). Modera il prof . Angelo Piperno.  La security  per l’appuntamento è stata affidata all’A.S.D. Combat Panther Club.


Volume I - Nel primo volume delle Confessioni di un illuminato Leo Lyon Zagami ci introduce con dovizia di particolari nella complessa gerarchia delle Societa' Segrete che fanno capo al segretissimo mondo degli illuminati. Le varie scuole, la storia segreta, le pratiche e le tradizioni che si nascondono in questo mondo misterioso e sconosciuto, legato alla creazione di un Nuovo Ordine Mondiale e a un'elite che da sempre governa, dietro le quinte della storia, i destini dell'umanita'. Ma Zagami non e' solo un giornalista investigativo o il classico teorico della cospirazione, egli ha vissuto questa esperienza in prima persona, rimanendo coinvolto in spiacevoli esperienze quali le numerose minacce di morte, l'internamento in istituti mentali, la tortura , il successivo arresto per spionaggio, l'allontanamento dal figlio e la continua persecuzione da parte degli ex soci della famigerata Loggia Monte Carlo, iniziata dopo aver deciso di uscire da ambienti legati a pratiche di magia nera e satanismo come l'Ordo Templi Orientis. Zagami in questo saggio ci mostra per la prima volta, documenti e immagini che provano senza ombra di dubbio non solo l'esistenza del network dei cosiddetti illuminati, ma anche i legami dell'elite con entita' extradimensionali , e il loro modus operandi nel settore dell'intelligence. Si prosegue così nella rivelazione dei piani segreti per la creazione di un Nuovo Ordine Mondiale, piani legati alla visione messianica del particolare periodo storico che stiamo vivendo e che vivremo con sempre maggiore intensita dal 2012 . Leo Zagami, con questo libro, il primo di una trilogia dedicata alle sue Confessioni, vuole portarci gradualmente a una nuova e piu' matura realizzazione della realta' che stiamo vivendo, cosi da entrare realmente in un Eta' Nuova dove sara' assolutamente necessario un nostro risveglio per poter sopravvivere a tutte le tribolazioni che incombono sull'umanita', ricordandoci che, come diceva Giordano Bruno : "Chi accresce il sapere aumenta il dolore."

Volume II - Dopo un introduzione magistrale al mondo delle Società Segrete con il primo volume, eccoci proiettati con l'autore nel vivo dei cambiamenti in corso e delle grandi manovre occulte del Nuovo Ordine Mondiale. Ma bisogna svegliarsi e prepararsi anche al di là dei propri credi religiosi o del proprio ateismo perché i "controllori" del Nuovo Ordine Mondiale si muovono usando le "Profezie" a proprio vantaggio. L'autore dimostra che i vertici di Gerusalemme e Roma, Sionisti e i Gesuiti in primis, uniti da un patto indissolubile dopo il Concilio vaticano II e con le loro Massonerie e Cavallerie sparse in tutto il pianeta, stanno in realtà operando la fase finale per la creazione di un Governo Mondiale. Ma anche la Cina fa la sua parte, con l'entrata in campo della cosiddetta "Frammassoneria Cinese" non riconosciuta e spesso collusa con la criminalità. Vengono cosi esposti i segreti più inconfessabili di potenti come Ted Turner o Silvio Berlusconi, che in comune non hanno solo una passione per i media o i bunker sotterranei ma ben altro. E l'autore per la prima volta affronta anche il tema delle origini massoniche della mafia da un punto di vista storico e addirittura iniziatico e ci parla della piaga del satanismo generazionale nella Massoneria Statunitense, mostrando prove documentali inedite e segreti sconcertanti sui segreti del pidduismo in relazione agli illuminati e all'onU con rivelazioni e nomi mai fatti prima d'ora.


Volume III -  Il terzo e ultimo volume di questa impressionante avventura vissuta direttamente dall'autore nel mondo degli illuminati e delle Società Segrete, si conclude in Vaticano tra segreti di Stato, interviste inedite e documenti che provano i legami tra la Massoneria corrotta, i Gesuiti e i Servizi segreti della NATO, uniti per la creazione di un Nuovo Governo Mondiale capitanato dal Papa. Scopriremo i restroscena esoterici e gli apparati d'intelligence che operano dentro e fuori dal Vaticano, dove lo spionaggio è da sempre gestito dai Gesuiti con i loro Neotemplari legati al Papa e alla sua sicurezza, a loro volta legati ai servizi segreti italiani e alla CIA.  Si aprirà poi una parentesi sulla corrente gay della Chiesa Cattolica, nota negli Stati Uniti come la Chiesa Rosa, che negli anni '60 si ispirò al pensiero Crowleyano, sveleremo la sua infinita ipocrisia, i suoi scandali, con notizie e rivelazioni sconvolgenti che prove in mano, apriranno finalmente gli occhi anche al lettore più scettico e Cattolico, una realtà di compromessi infernali all'ombra di San Pietro. Nella seconda parte del libro l'autore focalizza la sua attenzione sul potere della Chiesa di Roma dal dopo guerra ad oggi, partendo dalla fine degli anni '50 quando un uso improprio della Massoneria servì a un vero e proprio colpo di stato massonico in Vaticano che portò all'elezione di ben due Papi massoni (Roncalli e Montini) con conseguenze gravissime, la cui testimonianza arriva direttamente dagli archivi della FBI americana.


Leo Lyon Zagami nato il 5 Marzo del 1970 a Roma e figlio del Prof. Elio Zagami noto analista junghiano, scrittore e co-fondatore del G.A.P.A. (Gruppo Autonomo di Psicologia Analitica di cui era presidente), nipote del Senatore e saggista Leopoldo Zagami noto per aver scritto i libri piu' autorevoli sulla storia delle Isole Eolie, e figlio di Jessica Lyon Young membro della famiglia della Regina Madre d'Inghilterra, a sua volta figlia degli scrittori Henry Lyon Young e Felicity Mason collaboratrice di William Burroughs nota come Anne Cumming. Sostenuto dalla creatività dell'ambiente in cui è nato, fin dalla tenera eta' si dedica allo studio e alla ricerca in campo esoterico, storico, e filosofico parallelamente alla sua passione per i media e la musica, che lo porterà a collaborare con radio e televisioni in tutto il mondo (BBC inglese, ABC Australiana, la NRK norvegese...), cosa che lo ha portato a essere il primo speaker radiofonico estero a parlare liberamente sulla Radio Russa dopo il crollo del muro di Berlino e a organizzare un party di beneficienza nel celebre Bolshoi di Mosca nel 2002 con le massime autorita' delle istituzioni russe. Dal 2006 inizia, non senza problemi ma coraggiosamente, la sua attivita' divulgativa sul web riguardante il suo coinvolgimento diretto con il Nuovo Ordine Mondiale e le Societa' Segrete ad esso collegate comunemente note come gli illuminati. Dal 2009 diventa autore di ben 4 libri di saggistica e geopolitica pubblicati in Giappone e diventati presto best sellers, vendendo oltre 50 mila copie. I primi due libri sono stati scritti insieme al noto giornalista ed ex responsabile della prestigiosa pubblicazione Forbes Magazine Benjamin Fulford, il terzo insieme alla Principessa del Giappone Koaru Nakamaru, il quarto invece, pubblicato il 1 Novembre del 2011, è la sua prima opera solista in campo letterario, cosi come i due volumi di prossima uscita per Uno Editori.


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tel: 388-4953068


Obiettivo Taranta di Tony Rizzo (Casa editrice Gelsorosso) alla Feltrinelli Point di Lecce



Venerdì 2 novembre, ore 19.00, presso la libreria Feltrinelli di Lecce (viale Felice Cavallotti, 5) sarà presentato “Obiettivo Taranta” il primo libro fotografico sulla “Notte della Taranta”. Saranno presenti l’autore, il fotoreporter Tony Rizzo, ed Emilia Sfilio, che assieme a Barbara De Finis, ha curato i testi in italiano e in inglese. Le foto, oltre un centinaio, hanno ottenuto il certificato Nikon, un riconoscimento prestigioso che esalta il carattere culturale e la qualità professionale  di una pubblicazione, già presentata a Londra e in procinto di sbarcare a Tokyo e Shanghai, che proietta a livello internazionale le immagini  della pizzica salentina. Dopo un’introduzione del giornalista Adelmo Gaetani, il critico letterario Stefano Donno dialogherà con Tony Rizzo ed Emilia Sfilio.

Obiettivo Taranta (Focus on Taranta) è il  il primo libro fotografico sul festival della “Notte della Taranta”, in italiano con testo a fronte in inglese. Il volume è stato ideato e realizzato dal team dell’agenzia fotografica inglese “4Imagae”, ovvero Tony Rizzo, Barbara De Finis ed Emilia Sfilio. Autore delle splendide immagini contenute nel volume è Tony Rizzo, apprezzato fotogiornalista italo-inglese con alle spalle una trentennale carriera. Barbara De Finis ed Emilia Sfilio sono le curatrici del reportage sul tarantismo e la musica popolare, realizzato attraverso colloqui e interviste con gli artisti (musicisti e danzatori) fotografati, con studiosi e cultori della tradizione. Il libro propone circa un centinaio di fotografie (certificate Nikon) divise in un percorso tematico, che immortalano immagini dei protagonisti, degli strumenti tipici, dell’espressione teatrale ed emozionale dei vari vissuti espressivi, presentate insieme alle storie ed i ricordi degli artisti interpreti dell’evento. Obiettivo Taranta, rappresenta l’espressione immediata e più facilmente fruibile di una tradizione regionale così intrigante e coinvolgente. L’attualità delle immagini presentate evidenzia il passaggio generazionale e il percorso artistico dei protagonisti che interpretano il fenomeno della “Notte della Taranta”, i quali si pongono l’obiettivo di ravvivare le radici salentine, oltrepassando i confini del Sud Italia. Il volume, composto da 184 pagine stampato a 4 colori formato 23x28 cm, è contrassegnato da bollino S.I.A.E. In questo prezioso volume, ribadiamo, per la prima volta la fotografia d’autore immortala alcuni magici momenti della Notte della Taranta, festival itinerante unico al mondo, che richiama ogni anno migliaia di persone affascinate dal ritmo ripetitivo, quasi ipnotico, della musica popolare.

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mercoledì 31 ottobre 2012

Supersimmetry di Francesco Cuna (Kurumuny) sabato 3 novembre a Cutrofiano presso la Associazione Carpe Diem



Ci sarà la presentazione di Supersimmetry di Francesco Cuna edito da Kurumuny  sabato 3 novembre 2012 a Cutrofiano presso la  Associazione Carpe Diem via Settembrini 9 alle ore 18.30. Dialogheranno con l'artista Salvatore Matteo, Tina Ligori, Giovanni Chiriatti, Giovanni Matteo.
I personaggi di Cuna ti accolgono in silenzio e ti chiedono di sostenere quel silenzio mentre li osservi. Un silenzio fatto di simmetrie bizantine, prospettive inattese, canoni proporzionali aggirati, deformità sfuggenti, volti imperscrutabili e poi ocra, sabbia, terre, grigi, sovrapposizioni di materiale pittorico che invece di dare un opprimente senso di stratificazione, lasciano intuire quello dell’immaterialità. Quello che l’artista intrattiene con la Pittura è un rapporto viscerale, che non smette di riservare sorprese, ma è fatto anche di certezze e familiarità, dovute alla padronanza conquistata attraverso un’ininterrotta esplorazione del mezzo. Al contrario la relazione di Cuna con la Storia dell’Arte si rivela complessa, intricata, ricca di apparenti contraddizioni. Lo sguardo inquieto dell’artista si rivolge in direzioni diverse, come se scorgesse ad ogni angolo l’ombra di un grande maestro del passato e volesse afferrarla e trattenerla nel suo presente. Non c’è un filtro tra la realtà e le opere di Cuna: non credo che i processi che egli attua debbano essere intesi come una manipolazione di quello che ci appare, ma come una ricerca di verità, in quello che ci appare. Verità che l’artista riesce a cogliere proprio negli strappi, nelle maglie della realtà, materializzati nelle incongruenze da lui messe in evidenza e nelle deformazioni e ibridazioni da lui messe in atto. La pittura come processo di estrazione di verità.

FRANCESCO CUNA Nasce nel 1978 a Galatina (LE), dove si diploma all’Istituto d’Arte in grafica pubblicitaria e fotografia nel 1997. Nel 1998 si trasferisce a Bologna per frequentare l’Accademia di Belle Arti arrivando ad esporre alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna prima di diplomarsi in pittura nel 2005. Successivamente (2006) è a Marseille in Francia dove entra in contatto con l’attività artistica locale esponendo i propri lavori presso l’Ecole des Beaux Arts. Nel 2007 è chiamato negli Stati Uniti d’America a realizzare un affresco di grandi dimensioni all’interno del “The Prizery Museum” Art Center of South Boston (VA) per celebrare il 400esimo anniversario dei primi insediamenti Europei nell’ambito del progetto “Virginia 2007 Italy rediscover America” commissionato dal Virginia Museum and Virginia Commission by Art di Richmond. Rientra in Salento e figura tra gli organizzatori del “Locomotive Jazz Festival” di Sogliano Cavour (LE) curandone, con Luigi Cesari, il progetto Arti Visive, realizza i concept della comunicazione e performance pittoriche durante i concerti nelle edizioni che vanno dal 2007 al 2010. Si è così esibito sul palco insieme a molti musicisti tra i quali Paolo Fresu, Antonello Salis, Furio Di Castri, Philipe Catherine, Giovanni Imparato, Pierpaolo Bisogno, Gianluca Petrella, Raffaele Casarano, Luca Aquino, Franco Califano, Trovesi ed altri. Nel 2011, dà vita con Alessandro Sicuro, a “B22”, progetto grafico di natura imprecisata, e nel 2012 aderisce al gruppo “OZIO” con una prima collettiva curata da Lorenzo Madaro.

per info

lunedì 29 ottobre 2012

Horikazu - Vita e opere del maestro tatuatore di Asakusa a cura di Martin Hladik (L’Ippocampo edizioni)



L’opera omnia di Horikazu, il più grande maestro tatuatore giapponese, scomparso nel dicembre del 2011, è un libro miliare per tutti gli appassionati di tatuaggi, ma anche del Giappone. Il fotografo Martin Hladik ha seguito per anni il sensei che gli ha aperto il suo studio. Le interviste al maestro e al suo figlio e successore Horika- zuwaka, permettono di conoscere in profondità l’arte del tatuaggio tradizionale ad Asakusa (il vecchio quartiere degli artigiani a Tokyo) e ritraggono da vicino i protagonisti di una prestigiosa dinastia di artisti tatuatori. Le pratiche e le tecni- che di questo particolare artigianato vengono mostrate in ogni minimo dettaglio. La tecnica che utilizzava si chiama tebori, da te (“mano”) e Hori (“incidere”): praticato in Giappone fin dall’antichità il tebori si distingue per la particolare cromatica e la delicatezza delle gradazioni, ma soprattutto dall’esecuzione a mano con aghi, per opposizione alla macchinetta usata oggi in Occidente. La prima parte di questo imponente volume di 500 pagine è un favoloso portofolio dei disegni preparatori del maestro, tutti ispirati all’ukiyo e. Ma il fulcro del libro è la sua sezione centrale: una galleria di trenta full body suits, ritratti in tutti i particolari, resa possible dai clienti di Horikazu che hanno accettato di posare per Martin Hladik.



domenica 28 ottobre 2012

POETICHE DEL PENSIERO



Come ogni anno, nell’ambito delle cerimonie conclusive del Premio Lorenzo Montano, la rivista “Anterem” promuove – in collaborazione con la Biblioteca Civica di Verona – un Convegno di poesia. Sono in cartellone quattordici appuntamenti nel corso dei quali la poesia incontra la filosofia, la musica, la psicoanalisi e l’arte. Tali eventi si svolgono da sabato 10 novembre a domenica 18 novembre 2012 negli spazi della Biblioteca Civica di Verona, via Cappello 43.
Il Convegno ha per titolo “Poetiche del pensiero” ed è curato da Flavio Ermini e Ranieri Teti.
La finalità è far emergere l’intima relazione che unisce la poesia e le complesse problematiche del nostro tempo. Tra i relatori: Lorenzo Barani, Stefano Baratta, Alfonso Cariolato, Agostino Contò, Paolo Donini, Stefano Guglielmin, Tiziano Salari, Carla Stroppa, Vincenzo Vitiello.
Questa manifestazione muove da un’identità poetica molto precisa, caratterizzata dalla posizione concettuale e dal percorso di conoscenza della rivista “Anterem”. L’intento è di far amare a un numero sempre più vasto di lettori la grande poesia contemporanea e della modernità.
Con questa iniziativa “Anterem” vuole dare una visibilità critica sempre maggiore alle opere dei poeti vincitori, dei finalisti e dei segnalati per tutte le sezioni in cui il Premio Lorenzo Montano si articola: “Raccolta inedita”, “Opera edita”, “Una poesia inedita”, “Una prosa inedita”, “Poesie scelte”.

L’ingresso è libero. Il programma è qui

Il nuovo numero della rivista multimediale di Rai Letteratura



E' uscito il nuovo numero della rivista multimediale Raileteratura. Si scarica gratuitamente sull'Ipad o dal sito di Railetteratura. Molte le novità dal Festival di Ferrara ad Augias sino a Massimo Cacciari e Francesca Palumbo con il suo “Il tempo che ci vuole” edito da Besa editrice. Non mancano i consigli di lettura di Billy Il vizio di leggere.


 

sabato 27 ottobre 2012

Anteprima - Le straordinarie avventure di Julio Jurenito di Il’ja Erenburg (Meridiano Zero - Odoya)

Pubblicato per la prima volta a Berlino nel 1921, Le straordinarie avventure di Julio Jurenito resta con ogni probabilità il miglior romanzo di Il’ja Erenburg, giornalista, poeta, commediografo e romanziere russo scomparso nel 1967 dopo essere rimasto ininterrottamente alla ribalta della vita letteraria sovietica e dell’emigrazione con la versatilità di un ingegno inquieto, brillante, originale e quanto mai libero da visioni precostituite. Vera e propria enciclopedia satirica, il libro ha una sua originale fisionomia di roman philosophique, uno stampo volterriano animato da una estrosa, ininterrotta girandola di trovate.   Parigi, 1913. In un caffè su boulevard Montparnasse il giovane Erenburg incontra l’enigmatico Julio Jurenito con la sua pipa olandese, e di primo acchito lo identifica nientemeno che con il Diavolo in persona… un diavolo che beve birra, per giunta, e nella cui comica apparizione in un contesto tanto prosaico non possiamo non riconoscere il successivo Voland di Bulgakov. Jurenito però si schernisce: “No, scherzi a parte, io non sono il diavolo. Lei mi lusinga”. Il ritmo del racconto è quello svelto e concitato dell’avventura che si muove attorno al gran personaggio di Julio Jurenito, messicano geniale e poliglotta, uomo di mille esperienze, gran provocatore la cui saggezza cela un nucleo amaro e pungente sotto il brillio di un disinvolto scetticismo, profeta di una non-filosofia che richiamerà al suo seguito un’assortita setta di devoti nichilisti. Tutto il mondo sarà rappresentato nel bizzarro seguito:

- Il’ja Erenburg: “avatar” dello stesso autore, giovane e squattrinato scrittore russo molto critico nei confronti del suo popolo e del suo paese, si autoelegge evangelista e biografo di Julio Jurenito, destinato a tramandare ai posteri vita e miracoli dell’estroso Maestro.
- Mister Cool: miliardario americano dall’eccezionale senso manageriale, portatore del verbo del dollaro e della bibbia.
- Aiscia: dolce e ingenuo senegalese adorato dal Maestro proprio perché non ancora contaminato dalla società occidentale.
- Aleksej Spiridonovič Tišin: intellettuale russo patriottico, astratto e intimista, autoreferenziale, depresso e perennemente assorto in trastulli esistenziali.
- Ercole Bambucci: spavaldo libertino romano, scioperato di professione, tiratore scelto di sputi, dalla capacità tutta italica di restare a galla in ogni situazione.
- Karl Schmidt: razionalissimo tedesco determinato a portare ordine nel caos del mondo, avvantaggiato in ogni situazione e sempre inquadrato nei ranghi.
- Monsieur Delhaie: edonista francese, gran viveur, innamorato della vita nella sua semplicità (medio) borghese, attivissimo nel business delle pompe funebri.



A interagire con i protagonisti, sempre colti nel luogo e attimo fuggente tra gli scenari della convulsa storia mondiale di inizio secolo, le audaci comparse di personaggi reali dell’intellighenzia: da Diego Rivera a Pablo Picasso, da Vladimir Majakovskij a Charlie Chaplin. Nell’Europa in tumulto di questi densi decenni i nostri attraverseranno innanzitutto la Prima guerra mondiale, prodigandosi a mettervi rimedio con afflato pacifista, poi la Rivoluzione d’Ottobre del ’17, colta dapprima con ingenuo entusiasmo, poi con grande allarme e disillusione, nell’entropia di sovvertimenti governativi, file per i beni razionati, appartamenti sovraffollati, dettami sulle direttive dell’arte e della scrittura del realismo socialista, piani di produzione stakanovisti, sabati comunisti, dibattiti e conferenze su ogni inezia. Il Maestro, un “arrabbiato” e un “apocalittico” ante litteram, prima di scegliere di morire a 33 anni “per un paio di stivali”, annoiato da un mondo che non accenna a cambiare le sue regole, guiderà la sua setta di comici discepoli attraverso le contraddizioni della storia, identificando il giogo politico con un bastone (non importa chi sia a tenerlo in mano), e l’intera società civile con un aeroplano che non vola, in attesa di un armonia ancora ben lontana da venire. E proprio in questo consistono i suoi insegnamenti: nell’imparare a escogitare originali strategie di sovversione dirette a colpire i miti tanto della vecchia società borghese quanto del “nuovo mondo” bolscevico: religione e papato, Internazionale Socialista e nazionalismo, capitalismo americano e democrazia francese, arte elitaria e consumismo di massa, in una esilarante satira eretica e libertaria il cui sarcasmo è permeato di rara umana empatia. Ed è con straordinaria preveggenza che Erenburg poggia la sua penna agile, colta e leggera su religione, prostituzione, marketing, matrimonio, sterminio della razza giudaica, concorsi a premi, comunicazione giornalistica, procreazione assistita, ordigni di distruzione di massa, dissacrando ogni ideologia e arrivando ad anticipare l’Olocausto e Hiroshima. Se il riso nasce dal contrasto improvviso tra l’idea e la realtà empirica, di fronte ai quotidiani inciampi della sgangherata macchina sociale, esso si trasforma amaramente in sarcasmo sotto l’influsso dello sdegno appassionato di chi veda continuamente offesa la sua fede in un mondo migliore e più saggio. Questo libro appare così come la vendetta di un idealista russo, di un poeta al cui spirito profetico il mondo presente appare irrimediabilmente illogico e cieco. Di qui nasce la satira di Erenburg, che non risparmia nessuno. Per capire l’uomo dietro a un’opera così unica nel suo genere invito alla lettura della prefazione di Gian Piero Piretto, in cui si legge, tra le altre cose: Figura costantemente a cavallo tra adesione e rifiuto, entusiasmo e biasimo, oscillazioni non certo dettate dall’incostanza o da una superficialità emotiva, ma piuttosto dalla capacità e volontà di non perdere mai la fondamentale dote della distanza dall’oggetto di indagine, dello sguardo che i formalisti russi in quegli stessi anni avrebbero teorizzato come “straniato”, non contaminato dalle passioni, dall’abitudine, dalla convenienza. Le avventure, davvero straordinarie, di Julio Jurenito costituiscono pertanto un vero classico dimenticato della letteratura di tutti i tempi, di incredibile attualità profetica e da troppi decenni scandalosamente assente sugli scaffali delle librerie italiane. Senza leggerne dei brani è ad ogni modo difficile entrare nello spirito di questo volume: trova una serie di estratti in allegato. Per l’occasione pubblichiamo una nuova traduzione completamente rivista e aggiornata da Caterina Ciccotti. Lo Jurenito di Erenburg non si riproponeva dal 1969 (Einaudi). Sarà in libreria il 7 Novembre a 18 €.

venerdì 26 ottobre 2012

Gabriele Torsello con Camera Oscura al Note di Vino il 31 ottobre 2012



La rassegna “Sorsi di cultura di-libri/di-vni “organizzata da Agave Comunicazione e Note di Vino parte il 31 ottobre con Camera Oscura di Gabriele Torsello. Dialoga con l’autore Fulvia Liquori. Introduce l’autore Paolo Vincenti. Il giornalista racconta, nel suo lavoro, attraverso immagini e parole dense e forti, un volto nuovo e spesso ignorato dell’Afghanistan, l’incontro con la vita quotidiana di un popolo così “diverso” rispetto alla nostra cultura, per storia,  tradizioni e religione, e che la “stampa istituzionale” filtra senza mezzi termini. Com’è vivere in Afghanistan? Ne sentiamo parlare da diversi anni, ma possiamo dire di conoscere sul serio questo popolo? Torsello, impegnato sostenitore della libertà di stampa, ha viaggiato in questi luoghi "VESTITO da afghano, non travestito", come tiene a sottolineare. L’esperienza di Torsello in questi territori, anelata fin dall'indomani degli attentati dell'11 settembre 2001, è paradigmatica delle contraddizioni che la animano, e, concretizzatasi qualche anno dopo, si conclude con il rapimento del giornalista, nel 2006, durato 23 giorni, esperienza umanamente ed emotivamente molto forte e nucleo del foto libro stesso, rapimento risoltosi bene ma ancora caratterizzato da ambivalenze e ombre.

Kash Gabriele Torsello è un fotogiornalista indipendente nato in Italia nel 1970. Lavora ad a una serie di progetti mediatici diretti a promuovere e sollecitare dialoghi e scambi socio-culturali attraverso l’uso della fotografia. Dal 2007 Kash lavora a una serie di progetti mediatici diretti a promuovere e sollecitare dialoghi e scambi socio-culturali tra Europa e Afghanistan, attraverso l’uso del fotogiornalismo e il coinvolgimento delle popolazioni locali e delle relative istituzioni, organizzazioni, associazioni e aziende. (http://kashtorsello.com/)

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giovedì 25 ottobre 2012

Recensione di Alessandra Peluso su La domenica pensavo a Dio / Sonntags dachte ich an Gott di LUTZ SEILER, a cura di Paola Del Zoppo, Roma (Del Vecchio Editore)



 « ... Il genio del cuore che fa ammutolire ogni voce troppo sonora e ogni compiacimento di sé insegna a porsi in ascolto, che leviga le anime scabre e infonde loro un nuovo desiderio da assaporare  - quello di starsene taciturni come uno specchio affinchè in esse si rispecchi il profondo cielo. ... Il genio del cuore che sa divinare il tesoro occulto e obliato, la goccia di bontà e di dolce spiritualità sotto un ghiaccio torbido e spesso, ed è una bacchetta magica per ogni granello d’oro, che a lungo sia restato sepolto nel carcere di molto fango e sabbia ... ».  Nei versi di Ecce homo, opera come sappiamo di Nietzsche, identifico Lutz Seiler e l’intera raccolta di poesie La domenica pensavo a Dio. La genialità dell’autore trabocca come sorgente fresca e zampillante in ogni singolo verso e trasforma con una bacchetta magica estraendo dalla seppellitura ogni parola fuori dall’ordinario. Il suo modo di scrivere è infatti stra-ordinario, non rientra affatto nella consuetudine dei versi contemporanei. L’intera raccolta di poesie narra la sua vita in un modo insolito come se scrivesse un romanzo. Il poeta tesse la tela di un racconto che da un inizio potrebbe portare ad un improbabile fine. Utilizza una miriade di strumenti stilistici, letterari che darebbero modo a diverse interpretazioni ma che hanno un solo senso, quello che soltanto l’autore sa: ogni parola non è lasciata al caso, tutto ha un significato e una storia, persino termini come pech / blenda o & sono pregni di senso e significato.     Si legge nella poesia pech & blenda: «il soffio su di noi dai grandi alberi abitati / da sempre immerso / nel tempo dei discorsi, lingua degli alberi / ... / che anche nostro padre lo gradiva, lo / chiamava un sostegno alla memoria, una cabina di / controllo dal suo cuore, seme / di passi appena mossi, di mezzi cingolati, di oli e minerali /... /». (pp. 37-39). Con questi versi il lettore danza ad un ritmo tarantolato, sud e nord del mondo si identificano - forse la similitudine può apparire azzardata - questa musica, e si fa trasportare, sconvolgere, inquietare proprio perchè Seiler narra la triste e solitaria vita di un paesino piccolo della Turingia, Gera. Qui si lavorava nelle miniere di uranio, l’isotopo 235, in particolare, chiamato in lingua tedesca pech & blenda, minerale radioattivo estratto nelle miniere di uranio della DDR della Società Wismut, su commissione dell’Unione Sovietica e dove la gente come suo padre si riduceva ad ossa contaminate, divorate dalle radiazioni: «l’osso biancastro sì erano ossa / con minerali e oli russi /» (p. 39). I versi si snodano muovendo da un ritmo tarantolato ad un dondolio leggiadro:  «dalle altalene giù / bulloni in autuno & su / in aprile. Ogni giorno / la periferia pendola sotto / gli alberi e ogni ora / sui cortili del cielo cadono/ rondini sbriciolate & ne risalgono ben ricucite: la gravità / pende dai loro occhi». (p. 53) Allitterazioni, enjambement si alternano vorticosamente in questa poesia e nell’intera raccolta. Pertanto definirei Lutz Seiler il filosofo della poesia. Canta le sue liriche come Nietzsche e Camus i loro pensieri, con una sublime e originale forma che fonda una possibile poesia di vita, densa di significato e di senso, capace di comunicarla. Ecco che questa vita narrata erompe dalla bocca del poeta come il suo desiderio di parlare, la bramosia di farsi ascoltare perchè nessuno dimentichi la sua storia. Seiler dà il titolo all’opera La domenica pensavo a Dio, lo stesso titolo di una poesia che aveva scritto «la domenica / mentre / giravamo la città in autobus. / alla pozza per gli incendi sulla strada una cabina / elettrica & quaranta & tre / cavi correvano dall’aria in quella cabina di compatti mattoni cotti; là / nella cabina sulla strada abitava dio [...]». (p. 5). Il poeta narra un triste avvenimento in cui aveva assitito da giovane: la morte di un uomo fulminato dai cavi elettrici di una cabina sul ponte elevatore.  Poi si legge: «i passi ricordano il buio, la pausa / tra le lezioni nel bosco, il suono sulla scala, il battito / sui nomi comuni il sale del ricordo, premuto / & assordato dietro le orecchie / si fermava il tempo, dall’ / infanzia qualcosa era / pronta per dopo, da sempre / valido da più tempo ... è un sale di / uccelli spezzati dietro le orecchie, ... /». (pp. 99-111). E ancora: «si posa il breve pelo verde / dalla terra dal / lato pallido, non / lisciato, si tende il manto della / bocca nelle citazioni, così come /... /». (p. 127).  Questo modo di narrare i versi fa pensare alle liriche di Heinrich Heine, celebre poeta tedesco, che ha raccontato con abilità stilistica, dando un tono ai suoi versi anche nell’esprimere sensazioni e sentimenti personali.    
   Così si ascolta il ritmo leggendo: «il luogo germina sotto / la mano, nel viso, parlando / con la bianca / cruda, faccia interiore /... /» (p. 145) e:  «delfino o farfalla - / che concatenazioni, inventate, segni dalla / gomma dura delle cuffie: nome / classe, lettere / grandi, già sciolta / la scritta a sfera calcata / sulla colonna cranica ... / ... /: delfino o farfalla - / Chi sa nuotare, narra / dell’approdo alla sua vita ossa / atrofizzate pinne a farsi / gambe di ragno la sera, anche / al crepuscolo degli alberi: ma / ... / ». (pp. 175-177); non si può non notare la drammaticità della realtà vissuta con uno straordinario uso di metafore forse per rendere più degno a lui e al lettore il passato di una vita vissuta.  E tuttavia: « / ... / ti è saltato in pieno viso & / senza fiato due secondi hai / cantato con la voce morta / del tuo canto». (p. 183). Sono canti che accomunano l’intera sinfonia di Lutz Seiler che si ascolta come se fosse la sinfonia di Richard Wagner, L’anello del Nibelungo che costituisce un continuum narrativo comprendente i quattro drammi musicali da L’oro del Reno al Crepuscolo degli dei. Proprio nella magica ma al tempo stesso inquietante musica wagneriana si dipana la poesia di Seiler, l’autunno: «è silenzio & uso. L’autunno / è rastrello, legno, è lieve / frescura sugli occhi & / una pelle d’oca fortuita. /... / stagionano i progetti. Il fogliame brucia, la sabbia / ancora calda sotto la cenere, ora lo avverti / sulla tua mano: qualcosa vuole / andarsene & qualcosa non partire mai ... /». (p. 227). La domenica pensavo a Dio è «una fonte inesauribile dove non si può calare il secchio senza farlo risalire colmo d’oro e di bontà». (Nietzsche).


mercoledì 24 ottobre 2012

Le Fiabe Ungheresi di Francesco Spilotros a Bari



Sarà presentato il 25 ottobre 2012 alle ore 16,30  il libro edito da Besa Editrice di Francesco Spilotros dal titolo “Fiabe ungheresi” che si terrà a Bari alla Scuola Primaria del IX Circolo Japigia 1 presso  il plesso Don Orione, nell’ambito della rassegna "Nostro mercoledì letterario".

Le fiabe ungheresi hanno l’ardire di affrontare in campo aperto questioni pedagogiche di alto profilo. Con una lettura trasversale che coinvolge tutte le fiabe, si può affermare che il progetto educativo che portano avanti, unitariamente, è quello per una società democratica che faccia del dialogo la sua dimensione fondativa. Le fiabe ungheresi spingono verso un’educazione che sia impegno a elaborare e coltivare una tensione infinita sia verso la realtà esterna sia verso una realtà interna, verso se stessi alla continua ricerca di significato. E lo fanno preparando alla vita i piccoli lettori attraverso mille temi, svariati personaggi, infinite avventure, multiformi situazioni.

Francesco Spilotros (1968), insegnante, sposato con tre figli, è laureato in lingue e letterature straniere e in scienze della formazione primaria. Collabora con la cattedra di storia della letteratura per l’infanzia dell’università di Bari. È socio fondatore dell’associazione internazionale di lettura e letteratura per l’infanzia L’Aquilone, nata a Bari nel 2007, e della omonima rivista specializzata di letteratura giovanile (www.associazionelaquilone.info). Sul sito http://www.montessorimola.net/ gestisce il blog Didattica e dintorni.



martedì 23 ottobre 2012

Recensione di Alessandra Peluso su “Mi fa male una donna in tutto il corpo” di MATTEO MARIA ORLANDO (La Vita Felice)



Leggere i versi di Matteo Maria Orlando fa riemergere dei bei ricordi che vorresti fossero sempre parte del presente e che riguardano l’innamoramento. Innamorarsi è come per la natura a primavera, fioriscono i sensi e rinverdisce l’animo umano. Innamorarsi è come nascere ogni volta a nuova vita, emozioni ti sconvolgono e travolgono investendo mente e  corpo. Così è accaduto a Matteo Maria Orlando che traduce il suo innamorarsi di una donna in versi estatici dal titolo Mi fa male una donna in tutto il corpo. Può risultare contraddittorio questo titolo, ma in realtà l’amore non è sempre positivo, può provocare ferite, può far soffrire e infatti J.L. Borges scrive: «è l’amore: l’ansia e il sollievo di sentire la tua voce / ... / Il nome di una donna mi denuncia, mi fa male una donna in tutto il corpo». Ma nonostante questo non si può far a meno dell’amore.  L’amore in ogni epoca e da ogni uomo, dal filosofo, poeta, intellettuale, cantastorie è decantato. Questo sentimento che inebria come l’incenso. «Ti guardo / desto al mattino / e dal fondo dei tuoi occhi, mi afferra / un cantico lontano. / ... / Sei l’oscuro manoscritto / l’enigma del primigenio e vai, tra labirinti arroccatti / oltre le porte di Medina». (p. 25) « ... Incenso il tuo profumo, investe i chiostri, / inonda e dirige dinamiche d’ascesi. Vibra il petto sotto i mantra che a te innalzo». (p. 43). Si nota come l’autore percorra con straordinaria semplicità e bellezza un viaggio che dall’Oriente ad Occidente passando per le terre d’Otranto e Lecce barocca, abbraccia con i versi il sentimento comune, universale che è l’amore.
 “L’amore prorompe spontaneo dal cuore umano, e attinge ogni sua bellezza e ogni forza dalla libertà infinita in cui si muove”. (P. Mantegazza) 
 «Pallide / le tue carni somigliano allo scrigno d’Otranto / forgiato nella valle cobalto». (p. 27) E si legge: «Aquila sull’altopiano del Tibet / sorvolo le pendici dei tuoi seni / e in te mi affaccio, mia Regina». (p. 29) Così ancora pensa alla sua donna come «Fiume carsico dal corso occulto, / vesti la gloria / d’una Gerusalemme liberata». (p. 35)  Prosegue il viaggio approdando nella mistca India: «Stola in lino, fasci il petto del birmano / eco lontana, marcia solenne di campana a morte / pelle tesa del tamburo, percossa dalle dita di sciamano». (p. 43). «Somigli quando taci / ai passi pesanti del Tevere, affondanti nella città dormiente. / Sancho barocca: Lecce ti è serva. / Abiti corti scavate nei tufi / - dove il libeccio dà voci alle ombre - / e tiri, alle tue reti, / le guance pesanti di Santa Croce / e il vergine tratto del duomo di Zimbalo». (p. 45). Versi densissimi in cui si avverte l’eco dell’illustre Neruda: «Mi piaci quando taci perché sei come assente / e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca. / Sembra che gli occhi ti sian volati via / e che un bacio ti abbia chiuso la bocca». L’affascinante lirica di Neruda sull’amore ha pervaso tutte le sue poesie così come Orlando in Mi fa male una donna in tutto il corpo. Come ogni viaggiatore dopo peregrinazioni varie raggiunge finalmente la sua meta, si pensi ad Ulisse e la sua Itaca, così il poeta raggiunge la sua isola: «Sei l’isola che l’esule / rimpiange nell’ultimo sospiro». Muovendo dall’ultima poesia della raccolta di Matteo Maria Orlando, mi piace concludere con un’acuto pensiero di Paolo Mantegazza contenuto nell’opera Fisiologia dell’amore: «Ad ogni volta ch’io vedo un fiore che si apre e sorride sull’orlo degli abissi, mi ricorre sempre alla mente lo stesso pensiero: ecco l’amore, che sembra vivere sempre fra due infiniti, uno di altezza e l’altro di profondità. Mentre lancia in alto le sue aspirazioni, mentre sembra cercare nel cielo spazio e luce, egli approfonda le sue radici nei più sottili meandri delle rocce e nei più oscuri misteri dell’abisso. ... Ė pensiero sulla cima del monte, è nervo laggiù nella valle, guida il poeta quando scala il paradiso, accompagna l’uomo quando si tuffa nell’onda calda della sensualità; vergine e padre in cielo, amante e sposo sulla terra. Se vivere vuol dire esistere nella forma più bella della vita, l’amore è la ricchezza, è il lusso, è lo splendore della vita: l’amore è il divino dell’umano».  Insomma innamorarsi dell’amore è quanto di più importante possa accadere nella vita di un uomo e di una donna.

lunedì 22 ottobre 2012

Chi comanda Torino di Maurizio Pagliassotti (Castelvecchi). Intervento di Nunzio Festa



Un popolo intero attende la bara. Ma non è il feretro di Berlinguer, come cantavano invece i Modena City Rembels. La 'gente' oggi piange e applaude il potere. Almeno a Torino; ma non solamente a Torino. Epperò Torino, a legger il graffiante "Chi comanda Torino" di Maurizio Pagliassotti, oramai la città delle donne e degli uomini, nella sua stragrande maggioranza (perché sappiamo invece del dissenso dell'Askatasuna, del resto dei NoTav e del Gabrio che si difende oggi proprio dallo sgombero del potente - vedremo perché - Fassino) non ha nessuna voglia di criticare il potere che l'ha assopita, anestetizzata, sfregiata da debiti e prepotenze; innanzitutto perché non conosce i volti dei suoi dominanti. Quindi è compito del giornalista Pagliasotti entrare nei meandri del potere, come si dice. A far calare, come si dice, le maschere. Dalle quali appaiono i volti d'una lunga serie d'ex comunisti del Pci, dirigenti sindacali di decenni fa o solo di qualche anno fa, banchieri, palazzinari, tecnichi in nome Fornero ecc., la famiglia Fiat e tutto il suo contado. Un po' di nomi, vedi quello dell'ex sindaco Chiamparino su tutti, che normalmente è battuto dagli asserviti e assoggettati mass media. Insieme ad altri che raramente vengono fuori dall'ombra. Da quel grigio adesso, ragiona il giornalista, stordito dalle luci dei negozi del centro e dalle forti illuminazioni che le amministrazioni comunali hanno inventato: a far dimenticare della recessione che crese. Dei problemi. Maurizio Pagliassotti, davvero, spiega chi sono, da quanto tempo e con che forze i regnanti di Torino. Leggendo, per dire, il già citato Chiamparino e il collega d'ideologia riformista Piero Fassino. Andando nelle cariche della Compegna Intesa San Paolo. Nei zone di Ghigo e di Valentino Castellani. Da canchieri e costruttori, soprattutto. Nel bel mezzo della dismissione dell'industria. Nel cammino dello smantellamento di capannoni e diritti garantito dalla Fiat: che ha continuato a succhiare soldi, anche, dalla Regione Piemonte. Nonostante il sogno dei dominanti, da oltre vent'anni, è di sostituire il lavoro con il consumo. La produzione con il commercio. Seppur turismo e cultura non funzioni proprio. E nonostante i tanti soldi spesi. I debiti fatti dal Comune. Tipo quelli nati grazie alla grande idea delle Olimpiadi Invernali del 2006; dove appunto han vinto le banche e le imprese di costruzioni, che poi spingono e giostrano i loro referenti politici. Con la supremazia delle cooperative rosse, che però viaggiano nella spartizione con quelle bianche. Spesso a discapito dell'interesse generale. Manovratori con manovratori sono analizzati nel libro di Pagliassotti. Il culto e il pragmatismo della nuova ideologia riformista che deve puntare all'urbanistica saldata col cemento. Durante lo svuotamento delle coscienze.

domenica 21 ottobre 2012

“Vane alla Svizzera”, concerto di Mino De Santis a Bellinzona in Svizzera



“Vane alla Svizzera” il brano di Mino De Santis tratto dal suo ultimo cd "Caminante" (Ululati, etichetta musicale di Lupo editore) fornisce lo spunto per un concerto con Pasquale Gianfreda, Pantaleo Colazzo, Nazario Simone veramente singolare. Il cantautore salentino presenterà il suo nuovo album nell’ambito dell’appuntamento "Festeggiando il 15° anniversario dell’autocarrozzeria Isolabella”di Bellinzona (CH) il 30 Novembre 2012 a Bellinzona (CH) in Svizzera alle ore 18.00 in Via Pizzo di Claro, 11. Alessandro Montefusco il patron dell’ “autocarrozzeria Isolabella” a termine dell’indimenticabile serata musicale, offrirà un ricco buffet “svizzero/salentino".
Un nuovo cd, il secondo dunque, per Mino De Santis, il cantautore protagonista di uno degli esordi più interessanti degli ultimi anni, sulla scia delle ballate impegnate di Fabrizio De André e con un’ironia lacerante, degna del migliore Rino Gaetano. Sembra passato molto più tempo, in realtà soltanto un anno, da quando l’estate scorsa venne infuocata dagli accordi e dalla voce di Mino De Santis, autore del suo esordio intitolato “Scarcagnizzu”, il suo brano “Tutto è cultura”, in un tam tam partito sul web grazie a un divertentissimo video, fu capace di toccare, in modo davvero popolare e ‘trasversale’ tuttele corde di chi si occupa, nel bene o nel male, di cultura in Salento, e non solo: riferimenti colti si mescolano a note popolari, e l’attenzione ai testi e alla musica è mediata da un’altrettale attenzione verso il messaggio; le atmosfere evocate ricordano, ad esempio, quelle del famoso “Noi semo quella razza”, inno a chi lavora, che Carlo Monni (alias “Bozzone”) cantava nel film di Giuseppe Bertolucci, “Berlinguer ti voglio bene”, seduto sulla canna della bicicletta di un giovanissimo Roberto Benigni.

Info:
tel. 0832-949510

Info:

0041 (91) 825.31.10 – isolabellacar

"Caminante" di Mino De Santis, è il primo degli Ululati di Lupo Editore
Info: http://www.lupoeditore.it

Ufficio Stampa