giovedì 13 luglio 2017
mercoledì 12 luglio 2017
Scudi di pietra. I castelli e l'arte della guerra tra Medioevo e Rinascimento di Riccardo Luisi. Introduzione Chiara Frugoni. Per Odoya in libreria dal 27 lugli o2017
Struttura affascinante
per eccellenza, il castello è stato raccontato nelle favole e nei racconti
horror di tutti i tempi, basti pensare al castello disneyano o alla residenza
del conte Dracula. Il professor Luisi racconta, con incedere cronologico, che questa
fascinazione è facilmente spiegabile: i castelli sono strutture meravigliose e
ricche di storia. Dalle motte antiche, sviluppate su dei terrapieni e
attorniate da recinti di legno, fino alle fortezze attrezzate per resistere
anche a potenti bocche da fuoco (le bombarde per esempio) la storia degli “scudi di pietra” è una parte
della nostra storia che sarebbe un peccato rimanesse non indagata. Luisi abbina
elemento architettonico a funzione bellica, tanto minuziosamente che è facile
immaginarsi un assedio, leggendo le sue parole. Già i Normanni che invasero
l’Italia meridionale a partire dai primi decenni dell’XI secolo, a differenza
degli Ungari e al pari dei Saraceni, dimostrarono subito di avere le capacità
tecniche e organizzative per condurre lunghi assedi. Impariamo con questo
volume i nomi propri di questi elementi, dall’apparato a sporgere fino
all’imponente mastio, passando per i merli e i loro nemici, ovvero le torri
d’assedio. L’epoca medievale rivive
in questo volume anche tramite la storia
del mondo dei castelli che comprendeva i giochi come tornei e giostre, ma anche
momenti in cui i cittadini dovevano allenarsi a combattere. Ma la politica e
non solo la guerra si evolve e ai castelli si affiancarono quindi altre
costruzioni con lo stesso intento: le mura cittadine, in epoca rinascimentale. Le
questioni relative a chi impiegare nella difesa del comune, della signoria sono
affascinanti momenti di economia politica del tempo, sarà la scelta di
avvalersi di eserciti di mercenari a sparigliare le carte e affinare la
capacità di assedio delle truppe europee. Dalla motta al castello, alla rocca,
fino ad arrivare al bastione dalla tipica forma a foglia d’edera: l’aumento
della profilatura balistica (ovvero il diminuire della superficie in cui potesse
impattare un proiettile) rendeva sempre più inespugnabili queste strutture, che
spesso venivano costruite per contenere cinte murarie più antiche. Un intero
capitolo è dedicato alle donne in guerra durante assedi e guerre medievali,
sintomo di un’attualità della storiografia che Luisi abbina alla scorrevolezza
della prosa, davvero il libro da non perdere per tutti gli amanti di
architettura e Medioevo.
Riccardo Luisi, storico
e ricercatore toscano, ha collaborato per anni con Chiara Frugoni, una delle maggiori
storiche italiane, specialista del Medioevo e di Storia della Chiesa.
Appassionato studioso di storia medievale e della relativa iconografia, ha
pubblicato suoi contributi all’interno dei volumi L’affare migliore di Enrico.
Giotto e la cappella Scrovegni di Chiara Frugoni (Einaudi 2008) e Il Villani
illustrato: Firenze e l’Italia medievale a cura di Chiara Frugoni (Le Lettere
2005), nonché in varie riviste tra cui Storia e Dossier, Médiévales, Medioevo,
Castella.
martedì 11 luglio 2017
Una giornata di Ivan Denisovic-La casa di Matrjona-Alla stazione di Aleksandr Solzenicyn. Curatore: O. Discacciati (Einaudi)
«Sì, è insolito, anche
lo stile, la lingua è insolita, non l'ho capito subito. Comunque mi sembra una
cosa forte, molto» - Nikita Chruscev
Pubblicata nel 1962
sulla rivista «Novyj Mir» e l'anno successivo in volume (100 000 copie
immediatamente esaurite), l'Ivan Denisovic è stata la prima opera a raccontare
la vita nel Gulag, e a farlo dal punto di vista della grande letteratura russa,
nel solco di Tolstoj e Dostoevskij ma usando una prosa ellittica e spigolosa,
piena di espressioni di registro basso. Un capolavoro stilistico messo a fuoco
da questa nuova traduzione, basata sull'edizione definitiva riveduta e corretta
dall'autore. Le precedenti derivavano dalla prima edizione del racconto, frutto
di compromessi tra l'autore e gli apparati di censura. Non meno importanti gli
altri due racconti che Solzenicyn riuscì a pubblicare nella breve finestra
degli anni del disgelo: La casa di Matrëna e Accadde alla stazione di Kocetovka,
che da sempre si accompagnano all'Ivan Denisovic. Le tre opere qui raccolte
rivelano molto del rapporto, complicato, tra i russi e la loro terra. Una
giornata di Ivan Denisovic si occupa della nostalgia per una terra espropriata
nella collettivizzazione e dell'amore per il lavoro dei campi al quale il
protagonista sostituisce il rispetto per una terra circoscritta da filo
spinato, dove, nonostante tutto, mani callose e screpolate dal freddo cercano
di costruire qualcosa di degno, che li riscatti dall'abbrutimento. Accadde alla
stazione di Kocetovka affronta il dramma del patriottismo sovietico declinato
in una toponomastica intesa come assiologia e usata per distinguere i buoni dai
cattivi. La casa di Matrëna sposta invece l'attenzione del lettore sulle campagne:
Solzenicyn abbandona i kolchoz per tornare al villaggio quale luogo deputato
all'ambientazione delle vicende narrate. Da un certo punto di vista, come è
stato detto, si tratta del «ritorno dall'Unione Sovietica alla Russia, dalla
pianificazione del futuro alla nostalgia del passato». - dalla prefazione di
Ornella Discacciati
lunedì 10 luglio 2017
Una famiglia d'alto mare di Fred B. Duncan. Appendice a cura di Karl Kortum (direttore del San Francisco Maritime Museum). Dal 13 luglio per Meridiano Zero in libreria

La storia romanzata in
forma di diario della vita di una famiglia di fine Ottocento a bordo del
Florence, uno degli ultimi velieri giganti per il trasporto merci… Solo qualche
anno più tardi arriverà il motore, che cambierà per sempre la vita sul mare, rendendola
meno avventurosa ed epica! Senza enfasi, con una memoria e una sensibilità
prodigiose, Fred Duncan apre al lettore una finestra sull’epopea dei
Great-Easterns, le grandi navi a vele quadre costruite nel Maine tra la fine
della Guerra Civile e l’inizio del Novecento. Con esse l’economia degli Stati
Uniti superava il ristretto limite nazionale per diffondersi in tutto il mondo.
Con l’avvento del motore, tuttavia, anche queste signore dell’ultima vela
dovettero cedere il passo. Con la scomparsa di questi velieri si chiuse una
pagina affascinante della marineria. L’autore, nato a bordo del Florence nel
1887, vi trascorse imbarcato i primi undici anni della sua vita. Duncan
descrive quelle che furono le sue esperienze di ragazzo, la sua infanzia
passata sul prestigioso trealberi transoceanico comandato dal padre, che
proprio in quegli anni batteva le rotte commerciali di tutti gli oceani. I
rischi dei passaggi di Capo Horn, le tempeste nel Pacifico, le traversate da un
porto all’altro, un tentativo di ammutinamento sono le esperienze giovanili
dell’autore, il cui ritmo di vita era misurato sui mutamenti del clima e sulle
brevi soste nei porti. Nel libro si ritrova la storia della famiglia del
capitano, le lezioni che venivano impartite ai figli, i loro giochi, i brani
del giornale di bordo, così come la sistemazione degli alloggi, i lavori e le
manovre che si dovevano svolgere. Duncan ebbe come scuola il mare aperto e
incostante, i porti esotici e rumorosi dell’Estremo Oriente e dell’Australia.
L’uomo ricorda tutto con vividi particolari: le feste e i compleanni
festeggiati a bordo, gli uragani di Capo Horn e il naufragio appena evitato, il
genio culinario dello stewart cinese, il semplice affetto dei rozzi marinai, il
brivido esaltante di avere in mano il timone, i rumori particolari dei porti
stranieri, i loro odori. Un mondo libero e sicuro, dove la famiglia d’alto mare
conduceva una vita intensa e inebriante.
Fred B. Duncan nacque
il 14 marzo 1887 a bordo del Florence ormeggiato nel porto di San Francisco.
Rimase a bordo del trealberi fino all’età di undici anni quando, nel 1898, con
tutta la famiglia lasciò per sempre la nave.
venerdì 7 luglio 2017
giovedì 6 luglio 2017
Iscriviti a:
Post (Atom)

