mercoledì 16 aprile 2014

IL MARCHIO, di Aurora D'Evals, Runa Editrice 2014. Intervento di Alessandra Peluso



La giovanissima Aurora D'Evals sembra incarnare lo spirito del marchese De Sade: spaventosamente libero, trasgressivo, erotico.
Il marchio” edito dalla piccola casa editrice veneta Runa è una storia intensa, di un contenuto che rasenta i limiti dell'umano oltrepassandoli e assumendo una responsabilità di esistenze che vogliono una vita senza giudizi né pregiudizi, libera da tabù, dogmi e quant'altro.
Una scrittura fluida come il racconto di D'Evals, scorre lentamente e si sente, fa male, procura piacere, crea sensazioni profonde che non hanno nulla in comune con l'aspetto razionale, forse. Non si tratta semplicemente di un incontro di un uomo e una donna e delle loro intime perversioni, ma di capire fin dove il piacere si può spingere, sino a quando l'essere umano è libero di trasgredire, evadere da categorie e sillogismi.
Il marchio” di Aurora D'Evals marchia a fuoco appunto, lascia un'impronta indelebile come il tatuaggio che Sara  avrà sulla caviglia e lega come la passione ossessionante tra Sara e Ginko. E non è un caso che il tatuaggio simboleggi “l'edera”, la pianta della passione per Bacco, che cresce rigogliosa e sempre verde ed è legata all'idea di amare in un modo strano, non conforme al volere della morale. Sara si oppone al suo “status symbol”, alla famiglia, alla vita benestante per entrare in un mondo che la condurrà al limite dell'abisso e sarà paradossalmente la sua stessa ancora di salvezza che regalerà una vita felice, apparentemente come molte. “Dell'erotismo si può dire, innanzitutto, che esso è l'approvazione della vita fin dentro la morte” (Georges Bataille).  
È l'incarnazione di “eros” e “thanatos”, è un incontro che a volte rasenta l'indicibile.
Dal pretesto di un tatuaggio ad un gioco erotico dove i due soggetti e oggetti si dominano, controllano, legano, sottomettendo corpo e mente. Non serve dare delle riflessioni morali, né tanto meno attuare quella che Kant definisce la “filosofia del limite”, sarebbe riduttivo e fuorviante. Ciò che sembra necessario è leggere questa intrigante storia narrata con una sorprendente consapevolezza e calcolante capacità dall'autrice e tentare di sottoporre ogni sensazione fisica e psichica alla narrazione. Il lettore alla fine né uscirà più libero o prigioniero dello spirito de sadiano di D'Evals.
“Sara ridotta alla cruda essenza, spogliata di ogni maschera, esposta al pubblico ludibrio”, fedele al suo dio sempre, diventa un oggetto nelle sue mani volutamente, dà il cuore al suo Ginko. E lui lo sapeva bene e non la deludeva mai. C'è una notevole complicità tra i due, un amore vissuto e percepito a modo loro, che condurrà gli stessi protagonisti ad una fine che il lettore non s'aspetta.
Sorprendente e accattivante, nessuna sfumatura, ma colori nitidi: il rosso e il nero, tutto incredibilmente chiaro nel libro “Il marchio”. 
Nessuna banalità, ma una sconcertante condizione esistenziale voluta da entrambi forse semplicemente per trasgredire, per giocare, per sentirsi liberi, per evadere, provocarsi, forse una storia di amore e sesso dove a predominare è Dioniso; mentre, Apollo giace, sagace soccombe e tace.
«Si era fatto amare, e usava quell'amore come un guinzaglio per condurmi, all'epoca non mi rendevo conto che il guinzaglio ha due capi, che deve averne due per forza, o smette di essere un guinzaglio, e che chi lo tiene in mano non è meno prigioniero di chi lo porta al collo» (p. 177).
Per coloro che hanno voglia di provare nuove emozioni, di leggere storie che vadano oltre ogni confine e beneficiare della propria passione per i libri in modo inusuale, consiglio la lettura di “Il marchio” di Aurora  D'Evals, il resto è solo da scoprire.        

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